Le Figlie diventano Sagge con Angela Carter

“«Famiglia», dico. È stata Nonna a inventare questa famiglia. L’ha messa insieme con tutto quello che le capitava tra le mani: un paio di orfanelle randagie appena nate, una stracciona col cappello floscio. L’ha costruita unicamente grazie al suo carattere”.

Da chi è composta una famiglia? Cosa può renderla tale? E in che misura? Ce lo spiega Angela Carter, con la sua stravagante famiglia tutta al femminile protagonista assoluta del romanzo Figlie sagge, uscito per la prima volta nel 1991 e ora ripubblicato dalla casa editrice Fazi, sempre molto attenta alla qualità dei testi e al mondo della letteratura classica e moderna.

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Con Figlie sagge la Carter ci regala un testo esilarante, divertente, fortemente ironico ma anche molto importante, al cui interno si fanno spazio, tra un sorriso e l’altro, riflessioni a tutto tondo sulla vita, sulle donne, sul senso di famiglia e, ovviamente, sul mondo dello spettacolo.

Sì, perché Figlie sagge è la storia di due gemelle, Dora e Nora (che noi, italianamente parlando, potremmo riconoscere nelle sorelle Kessler, come scrive anche Valeria Parrella nella postfazione), che stanno per compiere il loro settantacinquesimo anno di età.

Il romanzo si apre con la descrizione del quartiere inglese in cui vivono le sorelle, e con un invito, a ben vedere molto atteso da parte di entrambe. Già, perché l’invito – su elegante cartoncino bianco – arriva da Melchior Hazard, centenario padre di Nora e Dora che, però, non ha mai voluto riconoscerle.

Casualità vuole che i tre compiano gli anni proprio lo stesso giorno, e Dora e Nora sono state invitate alla grande festa in onore di Mr Hazard: attore di successo, con ben tre matrimoni alle spalle, Melchior ha un fratello, Peregrine (detto Perry), che risulta “formalmente” essere il padre delle gemelle.

Da qui in poi si dipanerà una storia che ha dell’incredibile: dall’anno di nascita di Dora e Nora, fino al loro successo nel mondo dello spettacolo, la Carter costruisce una trama fitta di aneddoti, avvenimenti, storie e tradimenti che si intrecciano fra di loro, un mosaico di vicende che ha per protagonisti personaggi strambi, decisamente fuori dal comune e soprattutto spassosissimi.

Nonna Chance, una su tutti. Potremmo definirla quasi “il demiurgo”, l’artefice del destino di Dora e Nora: nudista convinta, femminista non ne parliamo, Chance non è la vera nonna delle gemelle, ma è la matrona che ha costruito la sua famiglia allargata partendo proprio da quelle due randagie, frutto della notte di passione tra Melchior Hazard e una povera ragazza di diciassette anni morta al momento del parto.

Le bambine, in mano a Nonna Chance, imparano l’arte della vita a 360 gradi, mentre crescono nella più completa libertà, in barba a pregiudizi e ottusità generale, superando il conflitto mondiale a passi di tip tap. Il ballo e la musica diventano per Nora e Dora la chiave di volta della loro esistenza, gli strumenti con cui faranno del loro corpo un’arma di costruzione del successo.

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Il teatro, la tv, la carriera strampalata e soprattutto Shakespeare, di questo è fatta la vita delle gemelle Hazard, perché proprio al genio di Shakespeare si ispira l’intera struttura di Figlie sagge. In particolare l’ispirazione proviene da La dodicesima notte, commedia degli equivoci in cinque atti, scritta da Shakespeare tra il 1599 e il 1601, e chiamata anche “commedia dei gemelli”. Eppure la matrice di tale struttura, curiosa e di grande successo nella storia del teatro, ha radici ben più antiche.

Dobbiamo risalire a Plauto, che con I Menecmi aveva inscenato la prima vera commedia degli equivoci in cui i protagonisti erano proprio due gemelli. La Carter, donna arguta, di grande cultura e sostenitrice di ferventi idee femministe (come si intuisce anche da questo testo), sicuramente non avrà sottovalutato questo antico riferimento, anche perché “Figlie sagge” è un romanzo sì moderno, ma che, nell’organizzazione generale – non solo contenutistica – richiama fortemente il mondo classico della commedia, specie per l’immediatezza delle battute e per la freschezza del ritmo testuale.

Ci troviamo di fronte ad un libro assolutamente anticonvenzionale, in cui, in primis, emerge chiara e limpida la figura della Donna Forte. Da Nonna Chance a Dora e Nora, fino ad arrivare a Brenda – la madre di Tiffany –  tutte le donne di Figlie sagge compongono letteralmente la struttura di base su cui si regge l’intero romanzo.

L’immaturità dell’Uomo (basti pensare a Melchior Hazard che, incapace di riconoscere le figlie, ha passato la palla a suo fratello Peregrine, inconcludente ma simpatico zio di Dora e Nora; o anche a Tristram, figlio di Melchior e amante di Tiffany, che vigliaccamente non riesce a prendere in mano la situazione quando la ragazza resta incinta) viene sbattuta in prima pagina dalla Carter, che, saggiamente (non a caso), risponde con la prontezza femminista di Nonna Chance.

Lontana da qualsivoglia tipo di struttura mentale obbligata, Chance è un’amazzone inglese del XX secolo, che, scavalcando le apparenze, mostra sempre il suo lato genuino e schietto: l’ironia di cui è intriso il romanzo deriva proprio da questa donna così anticonformista, che tiene affinché Dora e Nora coltivino le loro passioni naturali e crescano nella più totale spensieratezza, libere nel pensiero e nell’azione. Il che, chiaramente, comporta anche il fatto che le due bambine possano sfogarsi in casa giocando, ballando e cantando in completa nudità.

Le donne della Carter tengono botta agli inconvenienti della vita, fanno il punto della situazione sdrammatizzando con una battuta, tengono testa agli equivoci fronteggiando le difficoltà che, spesso, derivano dalla naturale propensione all’inettitudine dell’uomo, l’eterno bambino (“Zio Perry un difetto ce l’aveva. (…) Per lui l’esistenza doveva essere una successione continua di piccole gioie, altrimenti non ci vedeva alcun senso”).

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Angela Carter by Eve Arnold/magnum

Come ha scritto la Parrella nella postfazione, ciò che di più grande la Carter ha fatto è stato affermare la possibilità di essere donne moderne in un mondo moderno, attraverso il potere evocativo della parola. Mi vengono in mente, a tal proposito, le parole di Virginia Woolf, che in Una stanza tutta per sé scrive:

“Ma questa forza creativa [delle donne, ndr] è molto diversa dalla forza creativa degli uomini. E dobbiamo dedurne che sarebbe un gran peccato se venisse ostacolata o sprecata, perché è stata ottenuta con secoli della più drastica disciplina, e non c’è niente che possa sostituirla”.

Quando la Woolf rivendicava il diritto di avere “una stanza tutta per sé”, ossia il diritto per le donne di accedere ad un mondo, quelle letterario, fino a quel momento quasi esclusivamente appannaggio degli uomini, certamente si riferiva anche alla straordinaria capacità creativa di un sesso che di debole, come dimostra anche la Carter, ha ben poco.

Dopotutto, come denuncia anche il titolo del romanzo, le figlie – di questa strampalata famiglia allargata, nonché figlie ribelli dell’Inghilterra del Novecento – sono sagge per natura, termine interpretabile nella doppia valenza classica di sàpidus (saporito) e exàgium (esperimento): vivaci figure femminili che sperimentano nella loro vita tutto il possibile, senza rimorsi né rimpianti.

Figlie sagge è un portentoso romanzo che, se per certi versi può ricordare la struttura “familiare” de I Buddenbrook di Mann o addirittura Il mondo di ieri di Zweig – nei momenti in cui Nora e Dora, nonostante lo sprint e la forte ironia, sono colte da attimi di malinconia legati alla nostalgia per un’epoca che non tornerà più –  per altri sicuramente prende le mosse da un celebre film come Viale del tramonto, complice l’ossatura stessa del libro che potrebbe essere letto come fosse una pièce teatrale.

Fazi Editore ha saputo restituire vigore ad un’opera fondamentale del panorama culturale internazionale, omaggiando Angela Carter del giusto tributo per una penna brillante che non vuole farsi dimenticare.

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Silvia ha detto:

    Ciao Giulia!
    Ti seguo da un po’, ti leggo da un po’, ma è il mio primo commento.
    Una bella recensione che mi fa attingere di nuovo alla mia formazione classica e mi fa desiderare di leggere questo libro. Anzi sai che c’è? mi butto in libreria stasera stessa 🙂

    Un saluto,

    Silvia

    1. Giulia Ciarapica ha detto:

      Ma che bello, Silvia! Poi fammi sapere se ti è piaciuto, perché io l’ho proprio adorato! 🙂 Al prossimo libro allora!
      Un caro saluto a te

  2. ciao Giulia, ti ho scoperta grazie ai colleghi di Palermo, ho visto che ti ospiteranno alla Modusvivendi. Efficacissima questa recensione di Figlie sagge di cui ho festeggiato con grande gioia la riedizione. Vado a cercare la tua pagina facebook, e se posso, condividerò il tuo scritto.
    Grazie
    Nicoletta Maldini Libreria Trame Bologna

    1. Giulia Ciarapica ha detto:

      Ciao Nicoletta! Grazie infinite, a me il libro è piaciuto davvero tantissimo! Se vuoi sul mio canale YouTube Giulia Ciarapica trovi anche la video recensione in tre minuti 🙂 Se mi cerchi su fb mandami un messaggio privato, così ti aggiungo! Un abbraccio e grazie a te

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