Intervista a Lucinda Riley, finalista Premio Bancarella 2016

Domenica 17 luglio 2016 si terrà a Pontremoli la serata conclusiva del Bancarella 2016, in cui verrà assegnato il premio di questa sessantaquattresima edizione.

Sei i finalisti, tra cui l’autrice di origini irlandesi Lucinda Riley, che ha esordito alla giovane età di 24 anni e, ad oggi, ha venduto sette milioni di copie nel mondo. I romanzi della Riley sono stati tradotti in trentotto Paesi e in Italia vengono pubblicati dalla casa editrice fiorentina Giunti.

lucinda riley

Hanno avuto un grandissimo successo Il giardino degli incontri segreti (2012), La luce alla finestra (2013), Il segreto della bambina sulla scogliera (2013), Il profumo della rosa di mezzanotte (2014), L’angelo di Marchmont Hall (2015) e i primi due volumi di una serie di sette libri, Le Sette Sorelle (2015) e Ally nella tempesta (2016).

il segreto di helena_cop_piatto

 

Tra qualche giorno, il 15 luglio, uscirà per Giunti il nuovo libro di Lucinda Riley, Il segreto di Helena, una storia ricca di emozioni e colpi di scena ambientata in una delle più affascinanti isole del Mediterraneo.

 

 

Per conoscere meglio quest’autrice molto amata dal grande pubblico e per scoprire qualche curiosità in più su di lei e sulla sua vita, vi propongo questa intervista esclusiva, in cui Lucinda si mette a nudo e svela la grande emozione per un successo davvero inaspettato.

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Lucinda Riley non ha bisogno di presentazioni, il suo nome e i numeri parlano per lei: il romanzo Il giardino degli incontri segreti è stato selezionato dal famoso book club inglese di Richard & Judy nel 2011 e da allora ha venduto 2 milioni di copie nel mondo. E’ un’autrice bestseller del New York Times ed è stata in cima alle classifiche di quattro paesi europei, tra cui l’Italia. Tutti i suoi libri sono stati tradotti in ventotto lingue e pubblicati in trentotto Paesi. Si aspettava un successo di questo tipo?

No, assolutamente no. Non mi sarei mai aspettata un successo così grande perché io concepisco la scrittura come necessità, scrivo solo quando sento la reale urgenza di scrivere, non ne ho mai fatto una questione di business. Quando sento che l’idea mi bussa in testa allora sì, devo metterla per iscritto.

Ho iniziato da giovanissima, il mio primo libro è stato pubblicato quando avevo circa venticinque anni; ho avuto un buon successo per diversi anni, dopodiché ho avuto due dei miei figli. Ho deciso di fermarmi per cinque anni e di fare la mamma. Durante questo tempo ho elaborato tre libri, uno di loro verrà pubblicato in Italia a breve.

L’ho scritto sette anni fa, quando i miei bambini erano ancora piccoli. Quando hai dei figli così piccoli intorno sei inevitabilmente molto presa da loro, cercano la tua attenzione e tu devi dargli ascolto. Per questo, in un certo senso, scrivere per me è stata quasi una terapia, ma non ho mai pensato per un attimo di trascurare la mia famiglia per la scrittura.

Quando poi i ragazzi hanno cominciato a crescere e ad andare a scuola, ho pensato che fosse arrivato il momento di dedicarmi pienamente alla scrittura e alla pubblicazione dei miei romanzi.

Sono stata in Thailandia, il mio posto del cuore (oltre all’Italia, ovviamente!), il mio “posto spirituale”. La Thailandia è il luogo dove posso pensare in tranquillità, dove posso fare meditazione e riordinare le idee. Proprio lì, infatti, me ne sono venute molte, in particolare mi è arrivata l’idea per la trama de Il giardino degli incontri segreti. Scrivendo quella storia ho pianto molto! Dopodiché ho chiamato il mio agente e gli ho detto: “Hey! Ti ricordi di me? Sono Lucinda Riley, ho scritto un nuovo libro!” e lui: “Chi? Ah sì, sì, manda”.

Inizialmente non sembrava entusiasta, era poco convinto, ma alla fine siamo giunti alla pubblicazione e da lì i miei romanzi sono stati pubblicati non sono in Inghilterra, ma in molti altri Paesi del mondo. E davvero, credimi, era l’ultima cosa che potessi aspettarmi.

Così ogni giorno mi alzo, accompagno i ragazzi a scuola e poi mi metto a lavorare e scrivo scrivo scrivo, cercando di rimanere sempre me stessa, mantenendo la mia autenticità.

Vuole descriverci la sua giornata ideale di scrittura?

Quando scrivevo le prime bozze, i miei bambini erano molto piccoli e quindi dovevo fermarmi a più riprese: richiamavano la mia attenzione e non avevo la giusta fluidità di scrittura, perché anche i miei cari mi interrompevano spesso durante il corso della giornata. “Mamma, mamma, Lulu, Lucinda, mamma!” Uh!

Così ho capito che avrei avuto bisogno di un po’ di tranquillità, di un luogo rilassante dove riposare e trovare la concentrazione. Quindi mi sono recata prima in Thailandia e poi in Australia. Sono rimasta in Thailandia per due settimane ed ho scritto molto, ripercorrendo il mio passato. O meglio, mi alzavo la mattina e non scrivevo subito, di getto, ma registravo tutto quello che poi avrei messo su carta.

Quando sono andata in Australia invece ho iniziato a scrivere un nuovo libro, perché avevo trovato l’ispirazione per un’altra storia. La mia assistente scherzando mi ha detto: “Hey, Lulu, ma devi per forza andare in Australia per scrivere un romanzo nuovo?! Non puoi farlo a casa tua?!”. Lì mi sentivo bene, avevo la giusta concentrazione ed ero ispirata; anche i miei personaggi venivano fuori in modo naturale, possedevano tutti la giusta caratterizzazione.

Sai, a volte i personaggi sono strani, non sempre riesco a gestirli: vengono fuori da soli ed io posso solo stare a guardare, anche se tutto questo mi piace perché ogni volta mi trovo in un’avventura diversa, sempre nuova, di cui non ho mai l’assoluto controllo. Credo molto in ciò che i miei personaggi mi trasmettono, perché quando ne hanno necessità sono loro che mi chiamano e mi dicono qualcosa.

Qual è, secondo lei, l’ingrediente principale che ha portato al successo i suoi romanzi?

Non lo so, questo dovrebbe dirmelo lei! Io credo che l’ingrediente principale sia l’autenticità di ciò che scrivo, perché si tratta di romanzi molto emozionali. Io scrivo sempre ciò che sento, cerco di scrivere quello che la gente prova, i loro sentimenti. Tutti i miei libri sono scritti con il cuore.

Lei ha dichiarato al Corriere della Sera: “I miei libri sono diversi e di difficile classificazione, ma il mercato e l’editoria hanno delle regole, da qui il tipo di copertine che gli editori scelgono per me, e il tipo di posizionamento nelle librerie. Non mi lamento, ma è un dato di fatto”. 

Sì, confermo, è tutto vero. Quando scrivo i miei libri, come dicevo, sono sempre emotivamente coinvolta, è come avere un bambino di cui ci si deve prendere cura, continuamente. Probabilmente per questo le mie storie hanno successo e sono tradotti in molti Paesi. Ma a volte è difficile passare da questo processo creativo-emozionale a quello del business. Io accetto le decisioni del marketing, perché so che i miei personaggi sono sempre al sicuro, le loro emozioni sono al sicuro, pronte per essere lette dal pubblico.

Io rispetto tutte le decisioni del marketing, anche se a volte ho fatto un po’ di fatica, lo ammetto. Ma in ogni caso va benissimo così, mi sento “protetta” da qualsiasi tipo di classificazione.

Io sono una bookblogger e, come me, moltissimi giovani con la passione per i libri hanno intrapreso la strada del bookblogging. Cosa pensa di questa categoria?

Io penso che siano assolutamente fantastici! E non lo dico perché tu sei una bookblogger e sei ora qui con me, ma ci credo davvero. All’inizio, quando ho pubblicato il mio primo romanzo da giovanissima, i giornali cartacei non si occupavano di revisionare romanzi femminili e romanzi rosa, ma volevano solo la “literary fiction”. Mentre voi bookbloggers, con la passione e l’entusiasmo che vi contraddistinguono, leggete realmente ciò che vi piace e ne parlate in modo sincero, empatizzando subito con il libro.

Siete degli autentici lettori forti e avete tutta la mia ammirazione!

E dei social network cosa pensa?

Penso che siano dei buonissimi strumenti per promuovere i libri, oltre ad essere delle piattaforme utili per interagire e relazionarsi con il pubblico, anche quello fisicamente più lontano da noi.

Lei è finalista al Premio Bancarella 2016, una nomination importante: come la vive? Come si sente?

Non ci potevo credere quando me l’hanno comunicato. Continuavo a ripetermi: “Chi? Io?! Io davvero?!”. Quando ti avvii a questa carriera non immagini minimamente che possa capitare a te, proprio a te, una gioia così grande. Non me lo sarei mai aspettata, sono l’unica autrice straniera, tutti gli altri finalisti sono italiani. Continuavo a dire: “Non può essere vero! Sono felicissima!”.

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Ha avuto occasione di visitare anche la casa editrice Giunti, che ha sede a Firenze. Come le è sembrata? Le piace?

E’ meravigliosa, qualcosa di incredibile. E’ un grande Palazzo d’epoca, una vera fortuna poter lavorare lì dentro. Siete fortunati ad avere delle bellezze del genere qui in Italia. E’ la più stupefacente casa editrice del mondo.

Lei ha viaggiato molto, anche per via dei suoi libri tradotti in molti Paesi. Qual è il viaggio che le è rimasto di più nel cuore?

Sicuramente quello in Brasile, oltre a quello in Italia, dove sono venuta più volte. Il Brasile, come l’Italia, ha un’atmosfera tutta sua, particolare, potente: ogni cosa è grande, emozionante, molto…sentimentale. Anche se devo dire che il Paese in cui i miei libri sono stati più venduti è la Germania. All’inizio ho pensato che fosse una cosa molto curiosa perché, di solito, pensiamo ai tedeschi come un popolo più freddo, che empatizza meno, e invece i miei romanzi sono stati in classifica per settimane intere, in special modo Il segreto di Helena.

In conclusione, vorrei proporle un piccolo gioco, un botta e risposta per scoprire alcune curiosità su di lei:

Libro preferito? – Sicuramente Cime tempestose di Emily Brontë, perché credo sia un autentico libro romantico. Poi, probabilmente, anche Madame Bovary.

Piatto preferito? – Adoro il formaggio, soprattutto quello italiano!

Film preferito? La dolce vita!

Hobby preferito? – Leggere, sicuramente leggere (anche fino a tre libri a settimana). Mentre mio marito ama giovare a golf…che sport noioso!

Amore o amicizia? – Amore!

Cosa le sarebbe piaciuto fare se non fosse diventata una scrittrice? – Probabilmente la psicologa o forse la storica.

Quale consiglio si sente di dare a chi vorrebbe scrivere un libro? – Non fermatevi, andate fino alla fine. Intraprendete il lavoro e portatelo avanti senza fermarvi, non fate lunghe pause altrimenti perderete il ritmo della storia e il libro non avrebbe la stessa energia.

Come si immagina fra dieci anni? – Oh, cielo, non saprei! Di sicuro vorrei prendermi un momento di pausa dopo aver concluso la saga delle Sette sorelle. E poi forse, chissà, mi piacerebbe iniziare a scrivere una sceneggiatura.

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