Interviste

Book Influencer a chi? Intervista a DIARIO DI UNA DIPENDENZA

Terzo appuntamento con la rubrica “Book Influencer a chi?”.

Con la rubrica “Book Influencer a chi?” cercherò di presentarvi alcuni profili di blogger meritevoli – con i loro punti di forza e i loro punti deboli, i loro gusti e le loro manie – e soprattutto cercheremo, insieme, di dimostrare che ciò che li muove è innanzitutto una passione, quella per i libri.

Non sono tutti uguali: c’è chi punta di più sul blog e chi punta di più sui social, chi si diletta a consigliare solo classici e chi invece, di classici, non si occupa proprio. C’è chi vuole puntare l’attenzione sui libri scritti da donne, chi ama soprattutto gialli e romanzi storici, chi non legge autori autopubblicati e chi si occupa prevalentemente di saggistica. Ciò che conta, in ogni caso, è che in questa varietà nessuno tratta la materia letteraria con superficialità. Opinioni, riflessioni, giudizi dettati dal gusto personale: niente viene lasciato al caso.

E se poi parlare di libri, fotografarli, scriverne e consigliarli diventa un reato, beh, ce lo faranno sapere. Nel frattempo, visto che i libri sono fatti per essere comprati e letti, noi ci mettiamo del nostro. Dopotutto, molti sono gli editori, gli uffici stampa, gli scrittori e soprattutto i lettori che hanno deciso di dare credito a questa categoria. Forse, sarebbe il caso di cominciare a capire il perché.

Se vorrete condividere questa intervista e sposare il progetto, usate l’#: #BookInfluencerAChi

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Questa volta parliamo del blog “Diario di una dipendenza” e della ricca e accurata attività di Michele Del Vecchio, ideatore del suddetto lit-blog.

INTERVISTA A MICHELE DEL VECCHIO, DIARIO DI UNA DIPENDENZA

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  1. Chi è Michele Del Vecchio, in arte su Instagram “Ragazzo che legge” anche se il tuo blog si chiama “Diario di una dipendenza”? Descrivi te stesso e il tuo blog utilizzando tre aggettivi – e ovviamente motivando la risposta.

Michele è un ragazzo di venticinque anni che fa ancora fatica a definirsi uomo. Laureato in Lettere moderne e autore di un romanzo rivolto in particolare ai giovanissimi, cerca il suo posto nel mondo in attesa di capire cosa farà da grande. Io e il blog in tre aggettivi: educati, vecchio stile, sinceri. Sono una persona che non alza mai la voce e che ancora più raramente si mostra sui social – sono un caso patologico: pensa, non mando neanche messaggi vocali su WhatsApp –, ma d’altra parte parlo senza filtri di me, soprattutto in relazione a ciò che leggo. Ai libri non porto segreti.

  1. Qual è la caratteristica principale del tuo blog? Quali sono le linee che hai scelto di seguire quando l’hai aperto? Facci un piccolo riassunto di come e quando nasce.

Il blog nasce nel 2012. Avevo diciassette anni, frequentavo il liceo. Sognavo quello che ogni adolescente sogna: di essere ascoltato. L’ho aperto alla cieca e sempre alla cieca, viva la sincerità, ho continuato ad aggiornarlo. Senza una linea precisa, senza appuntamenti fissi né ansie, ma mosso soltanto dalla voglia di raccontare me attraverso le mie letture (e viceversa). Gli ho dato una dimensione discreta e familiare, così da essere più incoraggiato a uscire dal solito guscio.

  1. Quali sono, secondo te, gli elementi che fanno di un blogger un BUON blogger?

La leggerezza su tutti. Personalmente, non smetto mai di impararla: difficile quando, come succede a noi appassionati, si prendono i libri tremendamente sul serio. Però ritengo indispensabile saperne parlarne con semplicità, senza mai dimenticare un sincero spirito critico. Se un giorno dovessi risultare pesante nei modi, e se soprattutto dovesse risultarmi pesante l’idea di parlarne, farei meglio a fermarmi e pensare. Per capire da dove sono partito – l’isola che non c’è abitata da chi sta bene in compagnia di un libro (e di sé stesso) – e dov’è che voglio andare.

  1. Cosa rappresentano i libri nella tua vita e nel tuo percorso di blogger?

Una cortina dietro cui nascondermi, ma anche una cassa di risonanza. I libri sono una comfort zone, mi proteggono, però allo stesso tempo mi forniscono anche gli strumenti essenziali per proteggermi da solo. Da grande spero di farne un lavoro. Ma se così non dovesse succedere, comunque avranno formato i miei anticorpi e la mia voce.

  1. Come ti rapporti al pubblico dei tuoi lettori?

Il mio blog, sin dal titolo, è un diario. Tra me e i miei lettori c’è un rapporto d’affetto, stima e fiducia. Chi avrebbe interesse a leggere il diario di uno sconosciuto? O chi, ancora, lo darebbe in lettura al primo che capita? Ci conosciamo da otto anni, ci chiamiamo per nome. Abbiamo cura reciproca dei nostri pensieri.

  1. Cos’è, per te, un “buon libro”? Quali sono gli ingredienti che lo rendono tale?

Un buon libro è tale quando è imputabile del reato di sequestro di persona. Deve prendermi in contropiede, portarmi dove e quando vuole lui. Ogni lettore accanito, al cospetto del romanzo della vita, ha sperimentato la Sindrome di Stoccolma.

  1. So che è una domanda superflua e al contempo difficile, ma: autore e libro preferiti?

Difficilissima! Vado sul classico per non pentirmene, da bravo indeciso cronico. Stephen King: ho anche una T-Shirt nell’armadio. Grandi speranze di Charles Dickens: cerco Estella Havisham in ogni protagonista, in ogni persona, e mi danno.

  1. Sui book blogger, bookstagrammer e book influencer se ne dicono di ogni: qual è la critica che, ad oggi, reputi la più errata?

Senza presunzione, in un mondo in cui tutti hanno un’opinione per tutto consiglierei il mio stesso buon proposito: la leggerezza. Sul web e nelle librerie, per fortuna, c’è spazio per ognuno di noi. Inutile spintonare, tristissimo offendere, e che spettacolo indecente accapigliarsi: respirate, per favore, si parla di libri. Non bastano i nostri politici vicini e lontani, immortalati nelle vignette satiriche mentre trasformano le relazioni internazionali in bollettini di guerra? Le critiche sono innumerevoli e tutte errate, impossibile scegliere. Ritengo che non ci sia un modo giusto o sbagliato per parlare di libri e che sui social, così come in ogni settore, ci siano personalità più o meno stimabili; voci autentiche e voci artefatte; followers sudati e followers immeritati. Ma chi sono io per decretarlo? Parlano i lettori, sovrani, che con assiduità man mano premiano chi preferiscono – i lettori, non i numeri: badate bene.

  1. Parliamo infine del profilo Instagram. Quanto tempo investi nella cura del profilo? Quali sono, un po’ come per il blog, le tue linee guida? Ed infine: “immagine vs contenuto” o “immagine + contenuto”?

Il profilo nasce in relazione al blog. Come ho ammesso di recente, ho preso a usarlo a dovere soltanto da poco. All’inizio, infatti, lo consideravo una semplice appendice di Diario di una dipendenza: un punto in cui fare copia-incolla, né più né meno. Qualcosa è cambiata nel 2019. Ho vissuto crisi su crisi: quella del settimo anno (online vale come nei matrimoni, sappiatelo), quella di Blogger (piattaforma meno visibile di un tempo), quella di che-paura-dopo-la-laurea (paura, a oggi, rimasta purtroppo immutata). L’immediatezza e il calore di Instagram hanno fatto la differenza. Nuovo pubblico, stessa formula: all’incirca tre post settimanali e un numero imprecisato di storie – per raccontare, accanto ai libri, anche i film e le serie TV, il mare e i gatti. Per rispondere alla tua ultima domanda, infine, decisamente il secondo abbinamento: immagine + contenuto. Una bella foto è una vetrina su belle parole: un dettaglio non esclude mica l’altro. Ci credo fermamente: io in primis, tra hashtag e filtri, sto imparando.

 

Potete trovarlo su Instagram come:

@ragazzochelegge

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