Interviste

Libertini e Libertine: intervista a Cesare Catà

“Una caratteristica essenziale del libertino è essere, anzitutto, un letterato e un filosofo dotato di straordinario senso artistico; e inoltre, un letterato e un filosofo che declina il suo talento nella tematica dell’amore abnorme, mentre ne vive le contraddizioni in prima persona”.

La figura del libertino, in tutto il suo splendore e soprattutto in tutto il suo paradossale candore, ci viene raccontata con grande sapienza dall’inconfondibile voce di Cesare Catà, che nel florilegio Libertini libertine. Avventure e filosofie del libero amore da Lord Byron a George Best (Liberilibri edizioni) non solo inserisce, per l’appunto, numerosi contributi dalle opere dei più famosi libertini del calibro di Lord Byron, Anne Sexton, Casanova o il Marchese De Sade, ma offre una dettagliatissima ed esaustiva spiegazione dell’intento di questo saggio-non-saggio, alla ricerca non della storia del libertino ma della sua origine archetipica.

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Si parte dunque dall’assunto che il libertino, per natura, non è – come molti erroneamente pensano – il latin lover o il playboy di turno, è chiaramente molto di più: il libertino, in primo luogo, è colui che dà via libera al proprio pensiero, “senza accettare distinzioni dogmatiche tra bene e male”, scrive Catà, e soprattutto viene considerato dalla società come un eretico. Già, ma perché eretico? Poiché i libertini “sfidano una Chiesa seguendo il principio eversivo dell’amore totale”.

Catà ci propone numerosi esempi di libertini e libertine che, nell’arco dei secoli, sono andati incontro al loro destino in barba a dogmi e imposizioni sociali, morali e religiose: da Ovidio a Saffo, dalla cortigiana Veronica Franco alla mistica Marguerite Porete, da Oscar Wilde a William Shakespeare.

Ma per indagare con maggior precisione l’universo dell’amore libero – e totalizzante – dei libertini, ne abbiamo discusso con il curatore della raccolta, Cesare Catà.

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Cesare Catà, curatore dell’opera “Libertini libertine”.

Cosa ti ha spinto ad affrontare un argomento così complesso – e nondimeno controverso, soprattutto agli occhi della cosiddetta società “illibata”, passami il termine? Cosa volevi che emergesse da questo testo, visto che non ti limiti a raccontare la figura del libertino ma ne ricerchi le ragioni archetipiche e filosofiche?

Mi interessava rintracciare una sorta di filo rosso, in parte celato, che ha attraversato la cultura occidentale dalla Classicità ai giorni nostri. Volevo scardinare la categoria storiografica di libertino per leggerla in una luce più ampia, archetipica, collegata a un modello di vita “scandalosa” che alcuni scrittori, distanti nel tempo, nello spazio e nello spirito, hanno realizzato in una fusione totale tra vita e arte. Per questo, il libertino che viene presentato in questo florilegio non è in primo luogo un peccatore, quanto un eretico. Nel cono d’ombra di questi ribelli d’amore, c’è dunque la possibilità di un’affascinante contro-storia della nostra cultura.

In poche parole, perché il libertino “fa paura” da sempre? Secondo te, se non deduco male, ancora oggi facciamo fatica ad accettarlo.

Ogni società si basa su principi – morali, giuridici, etici, teologici – considerati totemicamente immutabili. Poiché l’amore è per definizione una forza anarchica, la modalità d’amare è sempre una delle prime forme umane che occorre sia sistematizzata entro un tale sistema di riferimento all’interno della società civile. I libertini sono stati coloro che (intendo la cosa nel senso più lato e polisemantico possibile) hanno amato fuori da ogni sovrastruttura. Il lettore potrebbe essere sorpreso di trovare in questa antologia sia una mistica come Margherita Porete che una cortigiana come Veronica Franco. Ma il retroterra comune è appunto questa visione scompaginante dell’amare che esonda dai confini comportamentali imposti. Oggi viviamo in una società che basa se stessa  sull’assenza di principi precostituiti; ma trattasi a mio avviso di una società pseudo-libertina la quale, dietro a una falso permissivismo dei costumi porta in realtà a una volgarizzazione di ogni rapporto umano. Dunque il libertino si aggira ancor oggi come uno spettro tra le strade delle nostre società, nonostante le apparenze.

Cosa è rimasto, oggi, del modello autentico del libertino? Cosa è cambiato dai tempi di Lord Byron o di Veronica Franco?

Il tempo è mutato moltissimo, a mio avviso, e credo fatalmente. Non intendo dire, ovviamente, che quelle del passato fossero, sic et simpliciter, società migliori di quella presente, poiché non lo credo; tuttavia, sono anche abbastanza certo che la Contemporaneità abbia smarrito un senso di eleganza, cortesia, rispetto e ardimento (sovente tragico), senza il quale la figura del libertino non possiede alcuna sostanza. Non a caso, in questo florilegio, non ho potuto includere personaggi dei nostri giorni, per quanto all’inizio fosse mia intenzione. Ma poi ho capito: non è più tempo di libertini.

Quale credi sia l’aspetto in qualche modo più rivoluzionario del basamento filosofico di vita del libertino?

Il libertino è colui che inverte il rapporto tra il soggetto e l’universo: se un’esistenza normalizzata si basa su una strutturazione della persona in base alle norme sociali condivise e alle strutture metafisiche del cosmo, il libertino è invece colui che pretende di vivere e di essere, non in conformità a tali parametri, bensì in risposta al suo modo di amare. Sempre, ad ogni costo, e spesso tragicamente.

Perché, secondo te, facciamo ancora così fatica ad accettare la libertà sessuale femminile?

Se prima abbiamo definito le norme sociali come totem, scomodando tra le righe Freud, qui dovremmo parlare di tabù. Non a caso si tratta di un tema che ricorre come qualcosa di inaccettabile negli scritti, sia di autori che di autrici, di questo florilegio. Dalla Classicità fino a Freud, appunto, e oltre, il tema della libertà sessuale femminile appare come qualcosa di inaccettabile, e per questo le libertine di cui il presente florilegio riporta testimonianza sono state spesso dimenticate, rimosse, ostracizzate nel proprio tempo – per poi non di rado essere osannate post-mortem.

Ai tempi di #MeToo, soprattutto rispetto alla parità fra uomo e donna in termini di libertà di costumi sessuali, la situazione è rimasta immutata, è migliorata o si è per certi versi “aggravata”?

Per molti versi, la situazione è ovviamente migliorata. L’iniquo status in cui la donna ha versato per secoli ha fatto, per lo meno formalmente, straordinari passi avanti nei termini della parità, in Occidente, negli ultimi Ottant’anni. Tuttavia, penso sia altresì vero che alcuni questioni caratterizzanti i rapporti uomo-donna, specie nell’ambito del corteggiamento, restino oggi orribilmente inadeguate. Il libertino di cui si racconta qui è anzitutto un soggetto che crede nel principio di parità, nel principio di cortesia, nel principio di lealtà. Il nostro tempo è crocifisso purtroppo tra bigottismo e permissivismo, e perde, in entrambi i casi, questi parametri dei rapporti umani che hanno nella gentilezza il loro basamento inamovibile e naturale; paiono forse idee  obliato e relegate ormai in antiche pagine letterarie; però possono forse essere ancora indicazioni preziose.

Qual è il libertino più impenitente e/o quello a cui ti senti più vicino e perché?

Bellissima domanda, ma ha anche il sapore di una domanda-trabochetto. Non oserei mai paragonarmi a uno dei grandi amatori-scrittori le cui storie sono raccolte in questa antologia. Di certo, questo non è un libro accademico, bensì un testo nato, come sempre mi capita, da una fascinazione che è anche un’affinità. Ma la natura di questa affinità, per ora, come i libertini amavano talvolta fare, la lascerei “sub rosa”.

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