Letteratura

Elizabeth Jane Howard: la donna, la scrittrice, la bambina.

«Le persone infelici sono quelle che non sanno lasciarsi alle spalle le esperienze inutili».

Di Elizabeth Jane Howard si è detto molto, tanto, forse addirittura troppo, ma soprattutto, non di rado, si è parlato senza una totale cognizione di causa. Lei fu certamente la femme fatale che molti uomini hanno sognato, desiderato e perfino posseduto, ma fu anche – anzi, rimase – la bambina pericolosamente innocente (parafrasando la sua biografa, Artemis Cooper) che non superò mai, a conti fatti, il drammatico rapporto con la madre. Tutta la sua raffinata essenza, l’eleganza dello stile – e del portamento -, nonché la delicata e autorevole vena letteraria, la ritroviamo nei romanzi, sia quelli di prima produzione che nella più fortunata e celebre saga dei Cazalet; non fa eccezione neanche Cambio di rotta, pubblicato per la prima volta nel 1959 e che ora torna in libreria per Fazi Editore – che in Italia sta ripubblicando tutte le opere più famose della scrittrice inglese.

cambio di rotta howard
In libreria per Fazi dal 6 settembre.

Tanto in Cambio di rotta quanto in All’ombra di Julius, così come in realtà nei cinque volumi che compongono la saga, si rintracciano due fili conduttori: il primo è indubbiamente la descrizione minuziosa e dettagliata della vita condotta da una certa classe sociale, quella alto borghese, a cui la Howard si sentiva – oggettivamente – molto vicina; soprattutto in Cambio di rotta questo spaccato di vita mondana, dell’agiatezza dell’élite culturale, del mondo sfarzoso – e un filo isterico – del teatro di fine anni Cinquanta, risulta molto nitido, anche perché abbiamo come protagonisti Emmanuel e Lillian Joyce, una coppia di mezza età: lui drammaturgo di grande successo, lei donna fragile e soprattutto molto innamorata. Fermiamoci un momento. Da qui ad individuare il secondo grande filo conduttore della poetica letteraria della Howard il passo è piuttosto breve: le relazioni tra uomini e donne. O meglio, le relazioni tra uomini e donne all’interno delle quali – quasi sempre, o comunque molto spesso – gli uomini assomigliano al “modello Kingsley Amis” – celebre scrittore nonché terzo marito della Howard – mentre le donne rispecchiano in qualche maniera il destino sentimentale dell’autrice.

elizabeth hjane howard
Elizabeth Jane Howard. Foto da Il Libraio

Emmanuel, come abbiamo già detto, è un uomo di teatro e di successo, e quasi come fosse anche il suo una sorta di destino, non si sottrae al ruolo di indefesso amatore. Nonostante sia sposato con Lillian, la tradisce consapevolmente e ripetutamente con attricette e segretarie che si intrufolano di volta in volta nel suo letto. Se infatti a fare da mediatore – e da paciere – tra Emmanuel e Lillian c’è da un lato Jimmy Sullivan, il manager tuttofare, dall’altro a minare ancora una volta le certezze della moglie, mite ma disperata, c’è la neo segretaria Alberta, ragazza giovane e ingenua che viene catapultata dalla campagna in un mondo a lei del tutto sconosciuto, e per questo ancora più affascinante. Eccolo qui, di nuovo, il nostro leitmotiv:

«Il matrimonio con Em: carte, carte a non finire. Allora mi era sembrato di essere arrivata alla fine della corsa, di aver raggiunto un traguardo, ma invece no: lui si era solo fermato un momento per guardarmi bene, godersi la vita e poi riprendere il cammino. Io ero debole di cuore, non riuscivo a stare al passo, annaspavo e pestavo i piedi, sempre con la sensazione che Em avesse le ali: per lui il terreno non era mai impervio. Io invece mi sentivo debole e piena di dispetto. Em era sempre in moto, sempre avanti a me di qualche spanna, e anche lui spargeva carte come tracce del suo cammino».

Ricorre continuamente la figura della donna fragile che tenta di aggrapparsi al marito il quale tuttavia le sfugge di continuo, lasciandola in una solitudine non cercata e non voluta e per di più travestita da finta tranquillità. Se Lillian è bene che riposi e che venga lasciata in pace onde evitare ulteriori shock – quelli causati dal marito, s’intende – è anche vero che Emmanuel coglie sempre l’occasione per abbandonarla a se stessa, per allontanarsi di soppiatto e – nonostante la frequente tragicità della situazione personale della moglie – soddisfare i suoi desideri di uomo. Una vicenda analoga per sentimenti e sofferenze viene vissuta dalla Cressy di All’ombra di Julius che, sebbene non sia sposata, non riesce comunque a tessere una relazione duratura, legandosi anzi ad un uomo già impegnato che non le offre alcun tipo di comprensione o di supporto.

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Elizabeth Jane Howard e il marito Kingsley Amis, padre di Martin Amis. Foto da The Spectator

Sia in Cambio di rotta che ne All’ombra di Julius, dunque, emergono nitidamente non solo i fil rouge letterariamente rilevanti della Howard, ma anche diversi aspetti della sua personalità e in particolar modo della sua vita sentimentale ed emotiva a più livelli. In Cambio di rotta si delinea la figura della Howard moglie di un uomo in carriera, che per l’appunto potremmo quasi identificare con Amis: a tal proposito c’è da dire che la stanchezza perenne di Lillian, quella sua debolezza che non è solo debolezza fine a se stessa ma investe tutta la sua esistenza, assomiglia alla grande fatica che fece Elizabeth Jane per acquisire autorevolezza e prestigio all’interno dell’ambiente letterario. Mentre al marito Kingsley venne facilmente riconosciuto il suo talento di scrittore, Jane faticò sempre a guadagnarsi da vivere con la scrittura e raggiunse il più che meritato successo solo in un secondo momento. Anche la scrittrice Hilary Mantel – grande ammiratrice della Howard – ipotizzò sul The Guardian che forse «il vero motivo per cui [i libri di Jane] sono sottovalutati è che sono considerati libri “sulle donne, scritti da una donna”».

Ne All’ombra di Julius, invece, e nello specifico nel personaggio di Cressy, si riscontrano dei lineamenti molti simili a quelli della Howard donna e soprattutto figlia. Come Cressy, anche Elizabeth Jane rincorse per tutta la vita – invano – un amore superiore, puro, cristallino, che tutte le volte credeva di aver trovato nell’uomo che tentava di sedurla, affascinato però solamente non dalla sua anima, dai suoi bisogni effettivi, ma dalla bellezza, dall’eleganza e da quell’aria da femme fatale che in Jane si intrecciava inconsapevolmente con il suo essere ancora, profondamente, bambina. E però, proprio come la bambina che fu, Elizabeth non riuscì mai a raggiungere quel sentimento che tanto bramava, perché ne fu privata fin da piccola: l’assenza dell’amore materno lasciò un buco enorme nella sua vita, tanto che – come dice Artemis Cooper – il più grande shock emotivo, per Jane, non fu la violenza che subì dal padre (anzi, lei quasi volle giustificarlo asserendo che in fondo era solo un uomo gravemente danneggiato dall’esperienza della guerra, a cui prese parte a soli 17 anni), ma la violenza psicologica inferita dalla madre, che le preferì sempre suo fratello Robin.

Al di là delle congetture, delle supposizioni e anche di certi pregiudizi, la figura di Elizabeth Jane Howard va analizzata partendo dalle sue parole, dalle storie che racconta e soprattutto dall’andamento psicologico dei suoi personaggi, i quali – libro dopo libro – sono sempre complementari e facilmente riconoscibili: il suo sentire di donna e di scrittrice – dunque della Jane bambina, figlia e femme fatale, così come della Howard dalla penna raffinata e instancabile – si sposano alla perfezione fino a formare un matrimonio letterario al di sopra di qualsiasi aspettativa. La letteratura di Elizabeth Jane Howard è una letteratura che va assorbita lentamente, gustata senza fretta, amata in ogni singolo, irripetibile, tratto.

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