#AmoreDiLetto

Heidi e la pinza vicentina: una storia vera

Quante volte, soprattutto negli ultimi prolifici anni, vi è capitato di accendere la tv e di cambiare canale, semi-disgustati, dicendo “Ma chi l’ha fatto ‘sto programma?”. E non mi riferisco solo ai reality da prima serata – che so, un nome a caso, Grande Fratello (che sia Vip o Nip non fa tantissima differenza) ma mi riferisco anche a quei docu-reality che passano su Real Time e che il pubblico osserva con occhio spesso poco clinico passando per vari stati d’animo: da incuriosito a divertito a sbigottito a, qualche volta, addirittura turbato (non rifatelo a casa, MAI).

Ecco, suppongo ci siamo passati su per già quasi tutti; ma chi è quell’autore, pugliese di origine, che da anni ci fa divertire con i suoi libri umoristico satirici, e che si è inventato un romanzo che smitizza proprio il mondo della tv più trash, colpendo il lettore con un’accettata di risate? Ovviamente Francesco Muzzopappa, che torna in libreria con Heidi (Fazi) e prende davvero di mira il mondo della televisione senza risparmiarsi/ ci un solo colpo.

heidi fazi

La nostra nuova protagonista si chiama Chiara, ha trentacinque anni, è single e lavora nell’azienda di contenuti Videogramma; si occupa di provini, ossia fa la direttrice casting: è lei che seleziona i personaggi (perché qui non parliamo mica di persone, ma di tipologie di fauna televisiva sicuramente uniche e fortunatamente irripetibili) da segnalare ai vari programmi tv, da Pomeriggio cinque, a Il Boss delle cerimonie, a Italia’s Got Talent e via discorrendo. Avete presente, no? (È il nostro primo ingrediente, Chiara: il fico secco. Perché, diciamocelo: il fico secco – tagliato a cubetti per la nostra ricetta – non è bello a vedersi; un po’ raggrinzito, rugoso, a tratti perfino duro da masticare, proprio come Chiara, irrisolta, insicura, con una bassa autostima, la frangetta sempre schiacciata. Ma questo è uno degli elementi essenziali dei dolci misti, quelli con la frutta secca, il cacao e tanti altri ingredienti mescolati assieme – che fanno la parte degli amati-odiati format televisivi di cui Chiara si occupa, insomma).

Un lavoro che la soddisfa a metà, giacché da quando lo Yeti, ovvero il nuovo capo della Videogramma, è entrato in azione – minacciando tutti i dipendenti di licenziamento immediato se non avessero sfornato programmi super trash e, a detta sua, super geniali – la qualità già bassa dei loro prodotti tv si è abbassata notevolmente (ecco, lo Yeti: senza dubbio, lui è la grappa che nella nostra ricetta dà un gusto deciso alla frutta che vi verrà ammollata. Insomma, ragazzi, la grappa. Occorre la spiegazione? Ubriacatevi e non ci pensate troppo su).

Ma a complicare un quadro già di per sé desolante, arriva la notizia che Chiara non avrebbe mai voluto: suo padre, Massimo Lombroso (eh, Lombroso … ), ex critico letterario stronca-tutti del “Corriere della Sera”, oggi in pensione e malato di demenza selettiva, viene cacciato dall’ospizio in cui è ricoverato perché ormai diventato ingestibile. Beh, certo, direte voi, non è facile per una figlia unica, senza madre, prendersi cura di un malato del genere, ma se vi dicessi anche che Chiara e Massimo non hanno mai avuto un vero rapporto e che, soprattutto, oggi il dott. Lombroso scambia sua figlia per Heidi? (Massimo, Massimo … Tu sei senza dubbio il nostro cedro candito a cubetti: dalla forma perfetta – sei pur sempre stato un grande professionista, cattivo forse, ma temuto e stimato – che oggi nasconde una consistenza morbida, tipica della frutta candita a cubetti, e che nonostante tutto conserva ancora il gusto aspro, seppur in forma blanda, del cedro).

Fortunatamente, però, non tutti i mali vengono per nuocere, perché dai Lombroso arriva Thomas, ossia quello che Massimo si è sbrigato a ribattezzare Peter, ovviamente (ed è subito Heidi mania). È lui il bellissimo giovanotto che, tra un esame di Medicina e l’altro, accudisce amorevolmente il padre di Chiara (Thomas è di certo l’arancia candita a cubetti: la parte più buona, quella dal gusto più facilmente riconoscibile e soprattutto più ricca di vitamine. E che non sta bene solo col cedro, ma anche con i fichi secchi … ).

Questa non è solo una storia (come direbbe Maria De Filippi a C’è posta per te … ) fatta di humour e di divertimento; quella che ha sapientemente elaborato Muzzopappa è qualcosa di più.

Sì, certo, ci sono i format demenziali (nella nostra ricetta i semi di finocchio), la gente che viene fatta esibire ai provini (nella nostra ricetta le mandorle tritate), c’è – chiaro e tondo, messo bene in evidenza – quel sentore di degrado e di “lerciume da tv” con cui abbiamo toccato il fondo (specie forse nel corso di questo e dell’ultimo anno), ma ci sono anche tanta dolcezza e una buona dose di romanticismo. Paradossalmente, Chiara si ritrova a fare i conti – a casa e sul lavoro – con due figure “nemiche”, che le oppongono resistenza, ognuna a suo modo: lo Yeti che vuole licenziarla e suo padre che non solo non la riconosce, ma che soprattutto continua a mantenersi a debita distanza da una figlia a cui ha sempre faticato a dimostrare affetto. Thomas è la terra di mezzo, il luogo di contatto di Chiara con Massimo, di Chiara con la propria femminilità, e di Chiara con se stessa. Ogni ingrediente di questo romanzo, pur diventando parte di un unico composto, resta unico e ben individuabile, non ha bisogno di essere estrapolato dal proprio contesto per riacquistare una qualche forma di riconoscibilità.

Il tocco finale? Una chicca da maestro. Muzzopappa riesce ad avvicinare il mondo della tv demenziale con quello della letteratura più alta. Come? Facendo uscire dalla penna di Chiara nuove idee di format che traggono ispirazione dal sapere culturalmente onnivoro di suo padre, che oggi non è più la mente brillante di tanti anni fa, ma che nonostante la demenza selettiva ricorda ancora aneddoti letterari sorprendenti e interi canti dell’Inferno dantesco. In fondo, ogni cosa fa parte del mondo e, alla fine, ogni cosa torna misteriosamente a combaciare.

Ancora una volta Francesco Muzzopappa ha fatto centro, affondando la penna acuminata nel territorio intoccabile della tv (e lo dico da fan sfegatata del trash!), trasformando il mondo di Trashlandia in un parco giochi tutto nuovo, pieno di insidie, tranelli ma anche di tanto, tantissimo divertimento – intelligente, ça va sans dire.

Buona lettura e buona preparazione della Pinza vicentina, secondo la ricetta del maestro Ernst Knam (non rivisitata).

pinza-2
Ph. Credits: Treviso Today

Ingredienti

  • 100 g farina 00
  • 10 g sale
  • 1000 ml latte
  • 75 g burro
  • 75 g strutto
  • 100 g zucchero
  • 10 g semi di finocchio
  • 20 g arancia candita a cubetti
  • 20 g cedro candito a cubetti
  • 60 ml grappa
  • 20 g uvetta
  • 20 g mandorle tritate grossolanamente
  • 20 g fichi secchi tagliati a cubetti
  • 250 g farina gialla di mais a grana fine

 

Preparazione:

Lavare l’uvetta e in una ciotola unirla alle mandorle, ai semi di finocchio, ai fichi all’arancia e al cedro. Versarvi la grappa e lasciare macerare per almeno un’ora.

Unire le farine e il sale. Mettere il latte in una casseruola sul fuoco. Appena accenna al bollore, toglierlo dal fuoco e versare a pioggia le farine miscelate, mescolando energicamente. Rimettere la casseruola sul fuoco continuando a mescolare per circa 15 minuti. Togliere dal fuoco.

In un tegamino fondere il burro e lo strutto, unirli poi al composto. Aggiungere zucchero e frutta con la grappa dell’ammollo. Imburrare e infarinare uno stampo da crostata da 28 cm, versare il composto lisciandolo in superficie. Infornare a 180 gradi per un’ora, coprendolo dopo 30 minuti con un foglio di alluminio. Servire la pinza tiepida o fredda.

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