#PoetryofInstagram : Rupi Kaur e “Milk and honey”

La poesia ai tempi dei social network non è un prodotto facile da vendere, a meno che la classica poesia non diventi Instapoetry, allora la prospettiva cambia.

Esistono i cosiddetti Instapoets, poeti divenuti famosi postando i loro versi sui social, soprattutto su Instagram e Tumblr; alcuni sono diventati così celebri da pubblicare una loro raccolta di poesie, acquistata dai numerosi followers. Fra questi spicca il nome di Rupi Kaur, giovane donna di ventiquattro anni, nata nel Punjab, in India, residente a Toronto, 1 milione di seguaci su Instagram, poetessa da mezzo milione di copie con il suo Milk and honey – pubblicato in Italia da Tre60.

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Il “caso Rupi” nasce precisamente nel 2015, quando la Kaur pubblica su Instagram una foto che scuote la sensibilità di un certo pubblico: Rupi, sdraiata sul letto, di spalle, indossa un pigiama leggermente macchiato di sangue, anche le lenzuola sono sporche del liquido mestruale. La foto, segnalata, è stata censurata da Instagram. Scoppia la polemica, i fans di Rupi chiedono spiegazioni, dopotutto su Instagram non è difficile imbattersi in foto di ragazze minorenni “pornified”, come dice Rupi stessa. Alla poetessa del web giungono insulti di ogni tipo, perfino minacce di morte, quando Instagram fa un passo indietro, si scusa e pubblica nuovamente la foto della discordia.

Ma perché quell’immagine ha destato tanto clamore? Forse per via della potenza del messaggio. Rupi Kaur, che ha iniziato a disegnare all’età di cinque anni, che si è sempre espressa con l’arte, con la fotografia, con la scrittura e con le “performances” di poesia, possiede il dono della chiarezza e della forza: i versi contenuti in Milk and honey – quei versi che lei ha sempre regalato ai suoi followers su Instagram e che poi sono diventati un libro, autopubblicato nel 2014 prima di approdare tra le mani di un editore americano – diventano il modo più semplice, diretto ed elegante con cui Rupi parla di disagio, di violenza, di femminilità violata e negata, di guarigione e di speranza. Speranza che non è mai preghiera fine a se stessa, ma reale presa di coscienza di una condizione spinosa.

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«È così che le donne della mia famiglia/ hanno imparato a vivere a bocca chiusa»

scrive la Kaur nella prima sezione di Milk and honey: la raccolta segue un percorso ben preciso, dallo strappo, dal dolore da lacerazione fino alla guarigione; quattro sezioni (Il ferire, L’amare, Lo spezzare, Il guarire) in cui Rupi parla a donne come lei, descrivendo la difficoltà dell’essere donna – che ama senza essere riamata, che dona il suo corpo senza ricevere affetto, che viene violata, derisa, condannata a sentirsi “qualcosa di meno/ di un intero”. Un appello alla coscienza di chi legge e di chi la ascolta, di chi ammira i suoi disegni, simili alle sue poesie: semplici, immediati, delicati ma incisivi.

Rupi Kaur parla ai giovani con la poesia attraverso i social, creando un connubio perfetto fra la necessità di leggere cose brevi, istantanee, accessibili a tutti e il coraggio di affrontare tematiche importanti.

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Chi sono i suoi seguaci? Soprattutto donne, giovani donne che la seguono nei tour, che ascoltano le sue performances e imparano a memoria i suoi versi, come un mantra, una medicina, una carezza.

Rupi diventa il simbolo dei tabù infranti, delle verità inaccessibili, parla del suo corpo di donna, del sesso e del piacere senza pudore, cercando, con un’arte delicata, di instillare nel lettore il germe della ribellione. La violenza non è più solo un fatto privato, la rabbia che sgorga dalle ferite trova forma e identità nei suoi versi, la penna, con cui scrive e disegna, diventa l’arma con cui può gridare al mondo cosa resta di una donna che soffre tacendo.

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Matteo Modesto ha detto:

    Buongiorno Giulia, vorrei gentilmente sapere come avere una sua recensione? A breve uscirà il mio secondo romanzo ” Luce fosca” e, visto le sue così interessati e articolate recensioni, ho pensato a Lei per avere anche una migliore visibilità. Se fosse così gentile da potermi aiutare…Io sarò presente anche al Festival letterario Fiori di Vite a Crocetta del Montello. Restando in attesa porgo i più distinti saluti e Le auguro un buon lavoro.

    Matteo Modesto Autore narrativo 3475396763

  2. amaranthinemess.blogspot.it ha detto:

    Devo dirlo, questo libro non mi ha del tutto convinta. L’ho trovata più una furbata editoriale che tenta di cavalcare l’ondata neo-pseudo-femminista che dilaga in questi ultimi anni (a partire probabilmente da un remix di Beyoncé ma questa è un’altra storia!). Molti dei componimenti li ho trovati belli, ben scritti, ma altri mi hanno dato proprio l’impressione di essere di un femminismo posticcio, di facciata, che non fa altro che perpetuare gli stessi stereotipi del più becero maschilismo.

    1. Giulia Ciarapica ha detto:

      Ciao! Beh, ci sono indubbiamente degli alti e bassi, specie se lo guardi con “semplice occhio occidentale”. Mi permetto di usare questa espressione perché anche io, all’inizio, mi sono detta: qualcosa non funziona. Poi ho iniziato a leggere la storia di Rupi, mi sono documentata su chi sia e soprattutto quale sia il pubblico che la segue. Ecco, il pubblico che la segue. Sono soprattutto donne, giovani, che provengono da una cultura diversa da quella occidentale, donne a cui, nella maggior parte dei casi, non è permesso neanche vestirsi come più piace a loro. Quindi mi sono detta che, probabilmente, era il mio approccio “critico” ad essere sbagliato. Ti consiglio, perché ti seguo e so che sei una gran lettrice, di provare a rivedere il tutto sotto questa luce… Magari il risultato non cambia, però aiuta a farsi un’idea di un mondo molto diverso dal nostro, le cui difficoltà si possono manifestare a che sotto forme poetiche a noi “estranee” perché considerate troppo ingenue o scontate. In ogni caso, grazie sempre per la tua grande attenzione, ti abbraccio 🙂 ***

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