Una moderna Antigone segna la traiettoria dell’amore

ANTIGONE:

“Mia terra di Tebe, avita città,

indìgeti dei,

oramai mi trascinano, è l’ora.

Guardate, signori di Tebe, son io,

la sola superstite figlia di re

che soffro, e vedete che cosa e da chi,

perché fui religiosa, pietosa.”

[Esce, trascinata via dalle Guardie]

Antigone è l’emblema – più celebre – dell’amore fraterno, quello che lega due persone dello stesso sangue oltre la vita, perfino al di là della morte. Per dare sepoltura a suo fratello Polinice, contro il volere di Creonte, re di Tebe, Antigone viene rinchiusa in una grotta, costretta a passarvi tutti i giorni della sua restante vita. Basta questo a dare la misura di quanto certi legami condizionino inevitabilmente la nostra esistenza e le nostre scelte.

Ci vuole coraggio per imparare a stare al mondo, soprattutto ci vuole coraggio per lottare, per farsi amare e per amarsi: l’accettazione di sé non c’entra, conta solo l’amore. E proprio di amore, di tutte le sue sfaccettature e forme, ci parla il giovanissimo Claudio Volpe – classe 1990, catanese di nascita ma residente a Roma – nel suo ultimo lavoro La traiettoria dell’amore (Laurana).

traiettoria

Andrea, protagonista del romanzo, tatuatrice di professione, bellezza dark, è innamorata di Sara, la donna della sua vita, che da quando ha intrecciato la relazione con Andrea ha abbandonato la strada e si è iscritta all’Università, supportata – anche economicamente -dalla compagna.

La loro è una vita che ben si destreggia fra le difficoltà e le incomprensioni sociali, ma è incapace di sottrarsi ai dolori familiari: in un’afosa notte romana piomba dal nulla, battendo con foga i pugni sulla porta, Giuseppe, il fratello di Andrea. I due non si vedono da anni, Giuseppe ha deciso di estromettere Andrea dalla sua vita, l’omosessualità lo disturba, lo inquieta, lo disorienta. Complice un’educazione familiare pericolosamente bigotta. Un padre fascista (“il fascista”) e una madre-ombra, il danno e la beffa, lo schiaffo e il silenzio: le sofferenze di Giuseppe e Andrea si annidano nei ricordi della violenza domestica, il nucleo da cui hanno origine tutte le paure e le incertezze.

Il diverso è alienato, allontanato, scartato, quando addirittura non viene ferito, marchiato a fuoco: quel che esce dai bordi della normalità imposta e precostituita è dannoso, pericoloso perché differente.

Giuseppe e Andrea, ora che si trovano di nuovo sotto lo stesso tetto, devono fare i conti con qualcosa di più grande, forse addirittura con la morte: Giuseppe ha investito una giovane donna, preso dal panico è fuggito via e ora è costretto a scappare di nuovo, da Roma, da se stesso, dal terrore. Andrea, Sara e Giuseppe partiranno quindi alla volta di Casigliano, il paesino dei nonni, a bordo di un malconcio maggiolone rosso.

Il ritorno al paese dei nonni è un salto indietro, la volontà di lasciarsi alle spalle il presente e il passato prossimo per immergersi nell’antico, dove tutto è ovattato, illeso, dove le lacerazioni dei giudizi non hanno squarciato il cielo azzurro, l’aria tersa. Un richiamo ancestrale, per recuperare l’amore di un tempo e fare i conti con la coscienza.

claudio volpe

Claudio Volpe è riuscito, in 182 pagine, ad analizzare tutte le facce – e le fasi – dell’amore, da quello fra uomo e donna, a quello fra donna e donna, a quello familiare. Il perno attorno a cui tutto ruota – e a cui tutto viene ricondotto – è la Famiglia: non si può scappare da ciò che si è stati, ma è possibile ricucire le ferite con la consapevolezza. La violenza, se capìta, individuata e isolata, può scatenare uno scoppio d’amore che divampa con la stessa urgenza e la medesima forza; questo è ciò che accade ad Andrea, un cuore che si accende per Sara e ora, di nuovo, per suo fratello Giuseppe.

“Io dal canto mio maturai la consapevolezza che amare è un atto rivoluzionario che insegna a prendere il vuoto e farne eterna presenza”.

L’omosessualità di Andrea diventa rivoluzionaria solo se individuata come atto d’amore in sé: non ci sono barriere, non ci sono confini, si annullano i tempi e gli spazi si allargano, tutto diventa propensione verso l’altro, il minimo comun denominatore è la comprensione. Si ama e ci si ama non perché si accetta, ma perché si comprende: capire è penetrare le ragioni dell’altro senza far male, esattamente come fa Andrea, che scrive, disegna, incide sulla pelle emozioni d’inchiostro indelebile.

Andrea, donna di forti emozioni e di sensazioni istantanee, sceglie di esprimere ciò che sente tatuando la vita sul corpo, fors’anche per una sorta di legge del contrappasso: penetrare sotto pelle, con delicata fermezza, lenisce il dolore delle ferite, inferte dalla mano violenta di un padre padrone.

La traiettoria dell’amore è un viaggio attraverso le paure dell’uomo moderno e, in qualche modo, anche attraverso gli ostacoli giuridici e sociali dell’Italia di oggi; Claudio Volpe riesce a mantenere il giusto equilibrio fra le parti, fra la mente e il cuore, fra la passione e il raziocinio, e soprattutto fra il sentimento e la Legge (la formazione giuridica dell’autore non tradisce, e diventa strumento con cui arricchire un romanzo già ben strutturato).

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