Libri, castagne e vin brulè

L’autunno non è una stagione, ma una condizione dell’animo e il primo freddo porta con sé nuovi progetti e anche nuovi consigli di lettura. Oggi, dunque, un assaggio di qualche “sapore” letterariamente autunnale che non vi deluderà.

Il primo “sapore” che vi propongo è leggermente alcoolico e si chiama Gin tonic a occhi chiusi (Giunti). Si tratta dell’ultimo caustico romanzo di Marco Ferrante, giornalista e scrittore, che sceglie di raccontarci lo sfaldamento di una società attraverso la storia di una famiglia romana, quella dei Misiano.

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Un romanzo sulla borghesia italiana, su ciò che resta di questa “grande assente”, su quel che rimane di classi dirigenti a cui i partiti non riescono più a riconnettersi. Elsa, madre dispotica, scaltra, attenta, amministratrice di una robusta rendita, è lei a dirigere i lavori in casa Misiano, a controllare le vite malconce dei suoi tre figli: Gianni, Paolo e Ranieri. Tre carriere-tipo, tre ruoli che si calano perfettamente nell’immaginario borghese romano. Gianni è un finanziere di grido, Paolo deputato parlamentare, Ranieri giornalista.

La deriva sociale, individuale ed umana a cui la nostra epoca sta andando incontro, si rispecchia senza riserve nella deriva emotiva e sentimentale dei tre fratelli Misiano, ognuno a suo modo alle prese con matrimoni falliti, scandali extra coniugali, inconcludenza relazionale. Tutto è relativo, tutto è promiscuo, Roma – che fa da sfondo alle vicende del libro – riluce di una bellezza sfatta, rassegnata, logora.

Marco Ferrante, con uno stile asciutto ed elegante, seguendo il filo di quell’ironia letterariamente sottile che contraddistingue certe grandezze italiane del Novecento, fa un implacabile punto della situazione sulla realtà italiana, preparando un gin tonic ad occhi chiusi tra i migliori di questo 2016.

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Passiamo al secondo “sapore” d’autunno, che ci porta dritti dritti in quel di Milano, città di nascita di Caterina Riario Sforza. Sì, perché vi propongo Io, Caterina. I miei segreti, le mie battaglie, la mia storia (Casa editrice Nord) di Francesca Riario Sforza, pronipote di Caterina, figlia illegittima di Galeazzo Maria Sforza e moglie di Girolamo Riario, nipote del papa Sisto IV.

Francesca Riario Sforza, a quasi seicento anni dalla morte della sua antenata, narra la vita e celebra la virilità di una donna capace di tenere sotto scacco papi e re.

Con una accurata descrizione dei fatti storici – tutt’altro che semplice, considerando il ricco periodo rinascimentale, culturalmente e politicamente – la Riario Sforza ci ha restituito la vera Caterina. Lo spirito di avanguardia e la grande modernità di questa virago dalla pelle diafana e dai lunghissimi capelli biondi, si riverberano soprattutto sulla sua spiccata indole bellica.

Caterina viene descritta come la donna che incantò Leonardo da Vinci, come colei che ammaliava, con la sua bellezza e con la sua intelligenza, qualunque uomo abbia avuto a che fare con lei. Attenta alle questioni politiche ed economiche, fu lei a prendere le redini della situazione all’indomani della morte di Sisto IV, in una Roma preda dei disordini di coloro che assalirono anche il palazzo Orsini di Campo de’ Fiori, residenza dei Riario. Caterina fu anche donna di raffinata cultura, fautrice della raccolta di Experimenta – in cui si trovano ricette di balsami e preparati medicamentosi – che la rese famosa in tutta la penisola.

Francesca Riario Sforza ha restituito nuova luce alla memoria di una donna incredibilmente in anticipo sui tempi, la cui modernità ha intimorito anche illustri uomini di potere come Lorenzo de’ Medici. Un romanzo da gustare in un freddo pomeriggio di ottobre.

Arriviamo dunque al terzo consiglio autunnale, firmato Laurana editore. Vi suggerisco la lettura del primo romanzo di Edoardo Zambelli, L’antagonista, un romanzo “sul desiderio di essere uccisi”.

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Un protagonista senza nome, una ragazza – Erika – muore. La connessione fra i due personaggi è semplice: Erika è stata la prima fidanzatina de “l’innominato” ai tempi dell’università; una ragazza dalla vita tutt’altro che semplice, un’esistenza che il protagonista cercherà di ricostruire pezzo per pezzo, immergendosi in un viaggio nel passato che porterà a scoperchiare verità  intollerabili.

Un romanzo denso, articolato, sofferto ma scritto con penna equilibrata e decisa. La tensione è alta, la trama piuttosto semplice, ma le zone in cui va a sprofondare la parola dell’autore diventano solchi in cui l’immagine reale, nitida, si confonde con l’elemento fantastico, narrativamente potente ma anche inquietante.

Zambelli immerge le mani nella materia dei ricordi – già ostica di suo – portando il lettore (anche) ad uno spietato vis-à-vis con l’implacabile senso della solitudine.

Di tutt’altro gusto – è proprio il caso di dirlo – il quarto “sapore” letterario che vi propongo. Se siete amanti del gelato, avete trovato il romanzo adatto a voi. Andrea De Carlo è tornato in libreria per Giunti editore con un nuovo romanzo, L’imperfetta meraviglia, dove troviamo due protagonisti, un uomo e una donna, alle prese con gli ostacoli che la vita impone alle loro confuse personalità.

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Ci troviamo in Provenza, l’autunno incede con passo sicuro, le vie del borgo si spopolano dei turisti, solo un ultimo grande evento chiuderà definitivamente la stagione estiva: il concerto di una famosa rock band, i Bebonkers, che suoneranno sul locale campo di aviazione, un po’ per scopi umanitari un po’ per celebrare il terzo matrimonio del loro vocalist, Nick Cruickshank.

Nick, carismatico leader e simbolo per eccellenza della grandezza occidentale, si troverà a fare i conti con una ragazza molto particolare, Milena Migliari, gelataia italiana che della sua professione ne ha fatto un vero e proprio capolavoro. Lei non fa gelati, li crea, li esperimenta con tensione d’artista.

Milena, che con gli uomini ha chiuso la sua partita da anni e ora convive con Viviane, è una donna che

“non ha mai avuto un retroterra familiare solido, non si è mai sentita radicata da nessuna parte”.

Forse anche per questo, ora che è in procinto di intraprendere la strada per la fecondazione assistita, non si sente più sicura del proprio passo, tentenna e annaspa anche di fronte a Nick, promesso sposo dell’efficiente Aileen.

Un romanzo che, a ritmo di rock e musiche celtiche, mette il lettore di fronte alle scelte della vita, di fronte alla possibilità di capire, una volta per tutte, chi siamo, cosa vogliamo e cosa stiamo cercando. Una scrittura limpida che ci accompagna nei meandri oscuri dell’Io, per riemergerne, forse, chissà, più splendenti di prima.

Ed eccoci all’ultimo consiglio per questo mese di ottobre. Vi stupirà – ne sono certa – la particolarità di questo “sapore”, che racchiude – in senso letterale – tutte le sfumature dell’inquietudine e dell’oblio, indi perfettamente in tema con la stagione autunnale.

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Vi parlo della Piccola enciclopedia dei mostri e delle creature fantastiche di Orazio Labbate (24Ore Cultura), con illustrazioni di Marco Ugoni. Un piccolo gioiello anche dal punto di vista estetico, curato fin nel minimo dettaglio. Potrete godere della storia illustrata dei cinquanta mostri “che rendono questo mondo un posto spaventoso”.

Il viaggio che Orazio Labbate intraprende e attraverso cui ci guida, nasce e si sviluppa sotto la stella della Tradizione, intesa come mitologia greca, teologia medievale, arte figurativa.

“L’etimologia della parola ci dice che il termine deriva dal latino monstrum il quale significa “prodigio”. Prodigio come segno divino, davanti al quale l’uomo proverà l’orrore, o addirittura attrazione”.

Dai Ciclopi al Minotauro, dallo Yeti alla Sfinge, dall’Uomo Gufo al Fauno, Labbate si ispira alla storia stessa dell’Uomo per indagarne, metaforicamente, le paure più profonde, per dare un volto al terrore e a quel senso di smarrimento che accompagna, da sempre, la nostra esistenza.

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Che dire, avete solo l’imbarazzo della scelta. Buon Autunno di letture.

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6 commenti Aggiungi il tuo

  1. Prisca ha detto:

    Mi hai invogliato a leggerli tutti! Non so se saranno veramente così straordinari, ma la tua parola è così che li descrive. Ti faccio i complimenti, bellissime recensioni.
    Per i libri ti farò sapere…

    Prisca

  2. Vittorio ha detto:

    Ho letto l’articolo-recensione su alcuni libri. Ho apprezzato lo stile asciutto eppure coinvolgente con il quale lo hai scritto. Non vedo aggettivi ridondanti. Potrei dire che, come nelle migliori ricevette, ne hai usato quanto basta. Eh, cara Giulia, non è che te la puoi cavare solo con gli elogi. Una ‘tiratona’ di orecchie ci vuole. Che vuoi farci. Mi porto appresso da oltre mezzo secolo una laurea in Lingue e Letterature straniere con specializzazione in francese, sicché quando vedo in bella evidenza ‘brulè” con l’accento grave anziché con l’accento acuto (brulé), per la scottatura salto in aria. E nel saltare in aria, mi sono fatto male. Adesso, mi devi risarcire i danni. Saluti. Vittorio Riera (Da Palermo).

    P. S. CON IL CANDORE DEI MIEI 80 ANNI, MI CANDIDO COME TUO CONSULENTE LINGUISTICO. A TITOLO GRATUITO NATURALMENTE. v. r.

  3. Vittorio ha detto:

    Consulente di lingue straniere, è ovvio.

  4. Vittorio ha detto:

    ‘Ricevette’ sta per ‘ricette’, è chiaro. v. r.

  5. Vittorio ha detto:

    Ma quando ti decidi a correggere l’accento di “brulè”? Lo sai che è un errore grande quanto un oceano? Colgo l’occasione per segnalarti un altro errore che riguarda lo stesso aggettivo e che mi era sfuggito: sulla ‘u’ di ‘brulè’ ci va l’accento circonflesso. In definitiva, ‘brulè’, come lo hai scritto tu, con l’accento grave, va scritto ‘brûlé’. Insomma, due errori vasti come due oceani. Attenta a non affogare. Sarebbe una perdita irreparabile. Vittorio Riera (da Palermo).

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