“La lettrice scomparsa” di Fabio Stassi: biblioterapia e dintorni

«Vince, il potere terapeutico dei libri i greci lo conoscevano già migliaia di anni fa e lo praticavano nelle loro biblioteche. I libri depurano la testa e il sangue, allontanano l’attrazione del vuoto e l’umor nero».

Esistono romanzi che riescono a parlare di libri mantenendo un sano distacco da se stessi e che, per giunta, fanno metaletteratura dando l’impressione di seguire tutt’altro filo, magari quello giallo, del mistero. E magari riescono a tenere compatto il corpo romanzesco con uno stile elegante ma attento alla chiarezza, senza dimenticare un pizzico di ironia.

Uno di questi è sicuramente La lettrice scomparsa di Fabio Stassi (Sellerio, 2016, pp.288, quinta edizione), il romanzo che, per eccellenza, parla di libri, ai libri, con i libri e si rivolge a chi i libri li ama, li venera, a chi a volte li odia e anche a chi li scrive.

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Vince Corso, il protagonista, è un professore precario, non più giovanissimo, figlio della fugace relazione tra sua madre – che all’epoca del concepimento lavorava in un hotel a Nizza, dove Vince è in parte cresciuto – e un padre sconosciuto a cui il figlio, ogni volta che ne sente il bisogno, invia una cartolina, spedendola all’unico indirizzo che conosce, quello dell’albergo galeotto.

Ora che si è trasferito a Roma, in un appartamento in un condominio di via Merulana (Quer pasticciaccio brutto…), ha deciso di cambiare mestiere e di darsi alla biblioterapia. Il “nuovo” Vince da oggi è Counselor della rigenerazione esistenziale, vale a dire: cerca di aiutare i clienti a superare i problemi con l’aiuto della letteratura.

Una sfida che, fin da subito, si prospetterà molto più ardua del previsto, ma mai tanto complicata come quella di capire che fine abbia fatto la signora Isabella Parodi, la vicina di appartamento che Vince ha salutato sul pianerottolo un paio di volte in tutto e poi non ha più rivisto. La Parodi sembra essere svanita nel nulla, il corpo non si trova, il marito è il primo sospettato e nessuno, neanche il portiere peruviano Gabriel, sa dove sia andata. Allontanamento volontario? Omicidio? Suicidio?

La storia gialla – ben strutturata, intrigante, affascinante – che tiene insieme le varie parti del romanzo (romanzo, va detto subito, raffinato per natura, basti pensare che ad esergo di ogni capitolo – che porta rigorosamente non un titolo, ma una lettera dell’alfabeto, a testimonianza che tutto in questo libro diventa parola – Stassi pone un verso delle canzoni di Jacques Brel che Vince ascolta nei momenti di pausa) in realtà è solo un pretesto, perché La lettrice scomparsa ha come veri protagonisti i libri.

Prendendo spunto da un testo da lui stesso curato per Sellerio, Curarsi con i libri delle due giovani autrici americane Berthoud e Elderkin, Fabio Stassi ha progettato un romanzo ricco di citazioni letterarie, più o meno esplicite, e soprattutto lo ha disseminato di consigli di lettura (che trovate poi in appendice). Questi suggerimenti – che in parte serviranno anche a Vince per risolvere il mistero – non restano lettera morta, non sono titoli gettati a caso sulla pagina bianca, anzi, sono testimonianza tangibile e ragionata che un libro, nel bene e nel male, non può mai lasciare indifferente chi lo legge.

Consigliare libri comporta una grande responsabilità, specie se con i libri qualcuno sceglie di “curarsi”, perché un romanzo può salvare la vita, ma – come scrive Stassi – può anche fare del male. Il potere della letteratura è pressoché indiscusso, nessuno riemerge indenne dalla lettura di un libro che ha più o meno consapevolmente scelto in quel determinato periodo dell’esistenza. Di qui, la domanda chiave: curarsi con i libri è possibile? La biblioterapia è efficace? Niente allarmismi, nessuno oserebbe mai sostituire il Lexotan con Delitto e castigo di Dostoevskij, ma una cosa è certa: le parole, in molte occasioni, possono sottrarci al baratro, riescono ad allontanarci dall’autodistruzione e forse a distrarci dall’odio e dal rancore.

«Seminavo dubbi, perplessità, aggiungevo disperazione alla disperazione, e soprattutto non ero capace di concedere nessun conforto».

Vince scopre, anche grazie all’aiuto del suo libraio di fiducia Emiliano, che col suo mestiere non allevia il dolore, ma aiuta a farlo emergere, e portandolo a galla lo rende più chiaro, più nitido, dunque, in parte, quasi certamente votato alla soluzione. La consistenza del dubbio, che è propria della letteratura, stimola l’azione interiore e quindi, in ogni caso, giunge in aiuto del soccombente, che soffre di più mentre brancola nel buio piuttosto che nella presa di coscienza nuda e cruda.

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La lettrice scomparsa affronta anche molti dei τòποι della letteratura classica, come il tema del doppio (doppia personalità, doppio ambiente, doppio Io) e quello dello scambio di identità. Probabilmente la “doppiezza” di fronte a cui ci troviamo altro non è che il riflesso di ciò che siamo, di ciò che vorremmo essere e di ciò che non saremo mai. Questo, dunque, è anche un romanzo-specchio, che restituisce un’immagine multipla ma non necessariamente falsificata, proprio come fa la letteratura.

Viene da chiedersi: la letteratura, che rende alla realtà la sua parte più atroce, più inquietante ma anche più vera, è davvero menzogna, come vorrebbe Vargas Llosa?

Particolare non trascurabile, tutti i clienti del biblioterapeuta Vince Corso sono donne. Un caso? Assolutamente no. Un tributo al mondo femminile che, statistiche alla mano, ricopre la fetta più ampia dei lettori in Italia, ma forse è anche un omaggio alla maternità: i libri, palese richiamo alla nostra indole originaria, possono collocarsi ai primordi della storia, a quella dimensione parallela e perennemente ancestrale che fluttua nel liquido amniotico.

La lettrice scomparsa di Fabio Stassi è, in buona sostanza, l’esplicazione perfetta di ciò che Kafka aveva così sintetizzato:

«Un libro dev’essere un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi».

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Mami ha detto:

    Bellissima recensione! Mi incuriosiva da un po’ questo libro e tu mi hai decisamente convinta ad acquistarlo 🙂

  2. Bruna Athena ha detto:

    Fabio Stassi è molto apprezzato; posseggo “Come un respiro interrotto”, ma ancora non l’ho letto. Leggo che questo suo libro t’è piaciuto e sono ancora più curiosa di leggere questo autore.

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