“L’inganno dell’ippocastano” di Mariano Sabatini

“Da Malinverno, dotato com’era di talento investigativo e buone entrature, ci si attendeva invece l’ennesimo scoop.

Un altro si sarebbe fatto cogliere dall’ansia da prestazione. Non lui. Lui se ne fregava e sorrideva”.

Avete presente la cronaca? Quella pazza, furiosa, che sembra sempre superare la fantasia e che ogni giorno riempie giornali e tg? Bene, immaginatela romanzata, con dei personaggi curiosi e sentitamente veri, e con una città immortale e inconfondibile a farle da sfondo. Avrete L’inganno dell’ippocastano di Mariano Sabatini (Salani, 2016, p.. 335), un noir scintillante, che non risparmia al lettore dei truci colpi di scena, strappandogli un sorriso a più riprese.

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Ascanio Restelli, famoso imprenditore di successo e candidato sindaco di Roma, ha tutte le più spregevoli qualità per meritarsi una morte come quella che gli è toccata, con la gola tagliata da orecchio a orecchio e due buchi al posto degli occhi. A trovare il cadavere è Viola Ornaghi, giornalista della rivista femminile di tendenza Charme, la quale, in totale stato confusionale, decide di chiamare il suo amico e collega Leonardo Malinverno.

Eccolo qua, il nostro protagonista: bello, affascinante quanto basta, sulla quarantina, rigorosamente scapolo, Leo è giornalista di Globo ed è famoso per le sue inchieste scomode e per la sua intelligente scaltrezza.

Malinverno, prima di fiondarsi in redazione per scrivere il resoconto di quel che diverrà lo scoop dell’inverno romano – con grande soddisfazione del direttore di Globo, Pietro “Everest” Orefici – avverte subito Jacopo Guerci, vicequestore aggiunto nonché suo grande amico. Iniziano così le indagini attorno all’efferato omicidio di Restelli, il commendatore mazza & cazzuola che di nemici ne aveva fin troppi, e proprio per questo non sarà semplice scovare l’assassino.

In una Roma sfavillante e ricca, strabordante nella sua lussuosa natura di Città Eterna, si snodano degli intrecci che nulla hanno a che fare con la bellezza, ma che purtroppo – specie alla luce dei recenti fatti di Mafia Capitale – sembrano molto meno lontani dalla realtà di quanto ci si possa immaginare. Realismo e fiction, un mix perfetto che fa de L’inganno dell’ippocastano un noir perfettamente in linea con le “esigenze” del moderno lettore di gialli.

Sebbene la sua trama non si discosti molto dall’oscura e malavitosa realtà di certi ambienti – droga, corruzione, criminalità violenta, infiltrazioni mafiose a vari livelli – il noir di Sabatini è ben inserito nella classica cornice “rassicurante” del genere cui appartiene: il lettore è portato ad immergersi nelle pagine di un romanzo che ha un protagonista ben definito, tratteggiato magistralmente, così come tutti i personaggi che prendono parte alla vicenda.

Malinverno è un giornalista che sa il fatto suo, che il mestiere lo conosce bene e che non si piega alle regole del “giornalismo classico”, quello di redazione. Ecco perché la sua professionalità raggiunge punte di eccellenza e si guadagna la stima di colleghi e amici. Ma non c’è solo il Malinverno giornalista e investigatore-per-caso, c’è anche il Leo che piace alle donne, quello che non si sottrae alle notti di passione, il Leo che ha qualche problema con i sentimenti ma che non è mai ambiguo, quello che ama cucinare (elemento, questo, che ricorda sicuramente il Maigret di Simenon, primo investigatore della storia del giallo a cui il cibo piace, eccome, alla faccia di Sherlock Holmes), sempre elegante nella sua finta aria trasandata.

Soprattutto – e questo è l’elemento decisamente nuovo, forse il punto di forza del protagonista, a cui è impossibile non affezionarsi – Malinverno è un giornalista che ama il suo lavoro e che non gioca a fare l’investigatore privato: un vicequestore aggiunto che si occupa – degnamente, a differenza di molte figure poliziesche decadenti, un classico – delle indagini c’è; il nostro “eroe” Malinverno non vuole diventare un sostituto del detective, ma vuole indagare anche e soprattutto ai fini del suo mestiere.

mariano sabatini

È forse questo ciò che Mariano Sabatini offre al lettore: un nuovo punto di vista sul giornalismo d’inchiesta, vissuto da dentro, osservato da vicino – con tutti i rischi del caso. Dunque Leonardo Malinverno ha la grandissima qualità di assomigliare solo a se stesso, non è la fotocopia di nessun commissario, di nessun investigatore della storia del giallo.

La penna briosa del giornalista e critico tv Sabatini ha modellato un romanzo tipicamente italiano, che in nulla fa eco al noir d’oltreoceano, mantenendo ben salde l’ironia e la leggerezza di spirito made in Italy.

Da non sottovalutare un elemento che potrebbe fare la differenza rispetto al mare magnum del giallo contemporaneo: molte citazioni di prestigiose opere della letteratura internazionale (da La fiera delle vanità di Thackeray a Herzog di Saul Bellow) e numerosi richiami al mondo musicale, diventano la nota distintiva che fa di Sabatini un autore colto, oltre che eclettico (ricordiamo, infatti, che L’inganno dell’ippocastano è il primo romanzo di Mariano Sabatini, il quale ha alle spalle ben sei pubblicazioni, tra cui Trucchi d’autore, Ci metto la firma, È la tv, bellezza! e L’Italia s’è mesta).

La lettura scorre senza intoppi, il ritmo si fa incalzante specie nella parte finale, e di certo non può sfuggire – specie nei dialoghi tra Guerci e Malinverno, o tra Malinverno e Conversi, Cutrupa e Buscemi – un sentore tipicamente sciasciano, che, seppure condizionato nei suoi racconti polizieschi da quella difficoltà (di eredità pirandelliana) di pervenire ad una vera (ed etica) conclusione delle indagini da parte dei suoi protagonisti, mantiene un umorismo a cui Sabatini si avvicina molto.

L’inganno dell’ippocastano si rivela un romanzo che incanta e diverte, che appassiona e che non scade mai nell’inganno…della banalità.

 

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