Oriana Fallaci vs Imam Khomeini: scontro fra titani. Chi l’ha dura la vince.

Che fosse un Donna coraggiosa, lo sapevamo, che fosse un Donna senza peli sulla lingua, anche, e sapevamo perfino che fosse una Donna audace e temeraria. Ma questa volta, ha davvero dimostrato di essere un uragano. Non una donna, ma una forza della natura.
Oriana Fallaci, toscana per vocazione, giornalista di nascita, ottiene un’intervista con l’Imam Khomeini a Teheran. Siamo nel settembre del 1979 e la scrittrice occidentale accetta di indossare il chador durante l’incontro.
Dopo una lunga prefazione all’intervista, comparsa per la prima volta sul Corriere della Sera, in cui Oriana tratteggia i lineamenti di un uomo molto vecchio, dal fanatismo esasperato ed esasperante, tiranno quanto basta per assomigliare, di fatto, al precedente Scià (il quale venne apostrofato dalla Fallaci, nel 1973, come “figlio di cane”), viene riportato il colloquio – o piuttosto si dovrebbe parlare di scontro – tra l’Imam e Oriana Fallaci.
Oriana, informatissima e severa, inizia le sue domande: come mai in Iran, paese ormai nelle mani di Khomeini, non c’è libertà? perché l’Imam incute timore alla gente? cosa intende Khomeini per democrazia? e per libertà? come mai è stata cancellata la parola “democratico” accanto al termine Islam? Insiste ribadendo concetti che Khomeini spiega a malapena, cosciente del fatto che questa donna sta osando troppo, sta paragonando l’Islam dell’Imam Khomeini al Fascismo italiano di Mussolini, sta tacciando di tirannia colui che il tiranno aveva sconfitto, sta insultando e contraddicendo le scelte culturali di un paese che nulla ha a che vedere con l’Occidente – Allah ce ne liberi! L’ironia ed il sarcasmo che Oriana usa in modo incalzante, mentre porta l’Imam all’esasperazione, innervosiscono Khomeini, che getta lampi di fuoco con lo sguardo. Oriana, per nulla intimorita, anzi, ancora più innervosita da quest’uomo così bieco e ottuso, che non aveva fatto altro che sostituire la sua tiranna a quella dello scià, chiede se si può parlare di Giustizia quando si ordina di far fucilare una prostituta o una donna che tradisce il proprio marito o un uomo che ama un altro uomo. “Se un dito va in cancrena cosa si deve fare? Lasciare che vada in cancrena tutta la mano e poi tutto il corpo oppure tagliare il dito? Le cose che portano corruzione a un popolo intero devono essere sradicate come erbe cattive che infestano un campo di grano”. Ecco la risposta, ingenuamente lapidaria, di Khomeini. Quindi è giusto che poveri diciottenni in cinta vengano fucilate, o che anche i curdi che vogliono l’autonomia vengano fucilati, o perfino che vengano uccisi i curdi che distribuiscono volantini comunisti? è giusto quindi? qual è il significato di Giustizia? e quale, ancora una volta, quello di libertà, Imam? E scusi, Imam, ancora una domanda:
Di questo “chador”, ad esempio, che mi hanno messo addosso per venire da lei e che lei impone alle donne, mi dica: perché le costringe a nascondersi come fagotti sotto un indumento scomodo e assurdo con cui non si può lavorare nè muoversi? Eppure anche qui le donne hanno dimostrato d’essere uguali agli uomini. Come gli uomini si sono battute, sono state imprigionate, torturate, come gli uomini hanno fatto la Rivoluzione…
Le donne che hanno fatto la Rivoluzione erano e sono donne con la veste islamica, non donne eleganti e truccate come lei che se ne vanno in giro tutte scoperte trascinandosi dietro un codazzo di uomini. (…)
(…) Non è vero Imam. E comunque non mi riferisco soltanto ad un indumento ma a ciò che esso rappresenta: cioè la segregazione in cui le donne sono state rigettate dopo la Rivoluzione (…)
Tutto questo non la riguarda. I nostri costumi non la riguardano. Se la veste islamica non le piace non è obbligata a portarla. Perché la veste islamica è per le donne giovani e perbene.

E così, senza batter ciglio, quasi aspettasse una simile provocazione, Oriana, con un gesto di stizza, si toglie il chador: “Molto gentile. E, visto che mi dice così, mi tolgo subito questo stupido cencio da medioevo. Ecco fatto. Però mi dica: una donna che come me ha sempre vissuto tra gli uomini mostrando il collo e i capelli e gli orecchi, che è stata alla guerra e ha dormito al fronte con i soldati, è secondo lei una donna immorale, una vecchiaccia poco perbene?”
Inutile dire che ne nacque un terribile parapiglia. Khomeini, non accettando di continuare un’intervista con una donna tanto insolente quanto priva del chador, abbandona la stanza, e Oriana protesta perché non ha potuto concludere la sua intervista.

Se avessero raccontato in qualsiasi altra parte del mondo che nel 1979, una giornalista italiana di nome Oriana Fallaci, alta 1.55m, esile di corporatura, fosse riuscita ad intervistare, lei donna, l’Imam Khomeini, e che, toltasi sgarbatamente quel “cencio da medioevo” che loro chiamano chador, lo avesse fatto indispettire a tal punto da farlo scappare, beh, nessuno c’avrebbe creduto.
Così fu.
Forse, non è un caso se perfino Indro Montanelli ebbe a dire di lei: “Se Oriana volesse fare un’intervista a Dio, gli chiederebbe la carta d’identità. Dopo di che Dio non avrebbe bisogno di chiedere la carta d’identità a Oriana Fallaci. Certe domande può farle solo lei”.

Oriana, ieri oggi sempre. Insciallah!

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