I viaggi a sè stanti

E’ da qualche tempo ormai che navigando in Internet, vagabondando su Facebook, e perché no? anche su Twitter, mi imbatto di continuo in brevi e a dir la verità poco significativi “resoconti” di viaggio, di quelli che si fanno d’estate, appena prese le ferie, o di quelli che gli studenti universitari si prendono la briga di organizzare una volta terminati gli esami. Resoconti un poco scarni, in cui alle migliaia di foto scattate – e rigorosamente condivise – (perlopiù concernenti piatti degustati e bevande sorseggiate ai piedi della Tour Eiffel o di quel che rimane del prezioso ed emozionante Muro di Berlino) vengono abbinate delle striminzite didascalie, non esaustive e talvolta persino aberranti.
Giungo alla soglia del venticinquesimo anno d’età avendo affrontato un solo Viaggio in vita mia (viaggio serio, s’intende) eppure mi sembra di avere già esplorato i luoghi più misteriosi e inconsueti. Perché? Come mai pur non avendo “conosciuto il mondo”, pur non essendomi quasi mai spostata fisicamente, pur non avendo calpestato il suolo dei luoghi del Sapere, della Cultura, quei luoghi che ho studiato sui libri e dove sono nati i miei Miti, ho, nonostante ciò, come la netta sensazione di esserci già stata? Semplicemente ho effettuato viaggi a km zero. E a costo zero. Investendo unicamente in emozioni e sensazioni. E affidandomi, perché no, anche ai ricordi. Degli altri. Il tutto entro le quattro mura che formano il mio rifugio, la mia ancora di salvataggio: casa mia, in sostanza. Con l’andare del tempo e delle esperienze ho maturato la certezza che per rendermi conto della vastità dell’Esistenza e del Mondo, non occorre ogni volta preparare la valigia e prendere un treno, un aereo, una nave. No. Basta viaggiare con la mente. Ed è proprio quello che, attraverso le parole e i ricordi di grandi personaggi della letteratura contemporanea, Paolo di Paolo fa nel suo libro “Ogni viaggio è un romanzo. Libri, partenze, arrivi”. Sì, è questo il punto di approdo: se stessi. Conoscere se stessi, coltivando la solitudine che alberga in noi, che riempie le nostre stanze e che al contempo ci permette di spostarci e visitare luoghi nuovi, sconosciuti. È palese: il giovane scrittore romano, ad esempio, dialogando con l’isolano Andrea Camilleri (perché ancora prima che scrittore e padre del commissario Montalbano, Camilleri è un isolano) disegna l’armonioso ritratto – non convenzionale – di un personaggio che, nonostante di viaggi ne abbia fatti parecchi, tuttavia non solo con gli anni è riuscito a non farsi “spaventare dalla vastità del mondo”, ma ha capito anche, un po’ come lo hanno capito Rossana Campo e Giuseppe Culicchia, che “crescendo e invecchiando si capisce quanto sia fondamentale il viaggio attorno alla propria stanza. E’ all’interno di questo perimetro che diventiamo ciò che siamo. E’ da qui che possiamo capire davvero qualcosa di noi stessi e degli altri”. Poche parole sono bastate a dare l’idea di quanto complicato sia riuscire ad arrivare al punto di non ritorno, conoscere se stessi entro i limiti fisici della propria abitazione, che costituisce anche il punto di partenza, poiché è in questo modo, sfogliando pagine di libri vissuti o appena acquistati, confondendosi e smarrendosi tra le righe di un romanzo e le sue descrizioni, annegando nel profumo della carta stampata, che si arriva ad avere contezza di quanto grande e affascinante siano il Mondo e la Specie umana.
Paolo di Paolo, attraverso le interviste fatte, tra gli altri, a Melania Mazzucco, Dacia Maraini, Chiara Gamberale, Antonio Tabucchi, è riuscito a trasmettere al lettore un messaggio fondamentale e mai scontato: quale cosa straordinaria possano essere i libri, che fanno vedere posti in cui agli uomini succedono cose meravigliose. Ed è così che “la testa parte”, inizia un viaggio, un percorso, che il più delle volte si scopre essere un percorso esistenziale. Gli occhi abbracciano “prospettive fino a quel momento inedite”, fotografano immagini che nessuna reflex al mondo sarà mai capace di catturare. E’ così, che poi, come sostiene Camilleri, iniziano le domande. Che altro non sono che il motore dell’Universo.

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