#AmoreDiLetto, Letteratura

Tutti i luoghi di “Una volta è abbastanza”

Ormai lo avete capito, dal 2 aprile sono in libreria con il mio romanzo d’esordio Una volta è abbastanza, edito Rizzoli. E fin qui, ci siamo.

Ricordate quando, in un articolo di qualche settimana fa qui sul blog, vi raccontai che si trattava del primo volume di una trilogia interamente ambientata nelle Marche? Che partiva – questo primo volume – dal 1945 e abbracciava circa un ventennio, fino al 1964? E vi ricordate anche quando vi ho detto che non è solo la storia di un territorio – Casette d’Ete, nelle mie amate Marche – ma è anche una saga famigliare, quella dei Verdini, dei Betelli e di tutta la comunità che abita questo borgo selvaggio e sperduto della provincia della bassa Marca?

Bene. Tutto vero, lo confermo. Ma non mi sembra di avervi mai detto che si tratta non solo di una storia vera, ma che questa è la storia della mia famiglia.

Per semplificare il percorso che adesso vi proporrò – un viaggio attraverso i luoghi veri, reali, di Una volta è abbastanza, ma anche un percorso “attraverso” i personaggi, anch’essi realmente esistiti – vi ripropongo la sinossi:

L’Italia è appena uscita dalla guerra. A Casette d’Ete, un borgo sperduto dell’entroterra marchigiano, la vita è scandita da albe silenziose e da tramonti che nessuno vede perché a quell’ora sono tutti nei laboratori ad attaccare suole, togliere chiodi, passare il mastice. A cucire scarpe. Annetta e Giuliana sono sorelle: tanto è eccentrica e spavalda la maggiore – capelli alla maschietta e rossetti vistosi, una che fiuta sempre l’occasione giusta – quanto è acerba e inesperta la minore, timorosa di uscire allo scoperto e allo stesso tempo inquieta come un cucciolo che scalpita nella tana, in attesa di scoprire il mondo. Nonostante siano così diverse, l’amore che le unisce è viscerale. A metterlo a dura prova però è Valentino: non supera il metro e sessantacinque, ha profondi occhi scuri e non si lascia mai intimidire. Attirato dall’esplosività di Annetta, finisce per innamorarsi e sposare Giuliana. Insieme si lanciano nell’industria calzaturiera, dirigendo una fabbrica destinata ad avere sempre più successo. Dopo anni, nonostante la guerra silenziosa tra Annetta e Giuliana continui, le due sorelle non sono mai riuscite a mettere a tacere la forza del loro legame, che urla e aggredisce lo stomaco. Giulia Ciarapica ci apre le porte di una comunità della provincia profonda: tra quelle colline si combatte per il riscatto e tutti lottano per un futuro diverso. Non sanno dove li porterà, ma hanno bisogno di credere e di andare.

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Calzaturificio Valens. Casette d’Ete.

Valentino e Giuliana sono i miei nonni materni, e Annetta è stata realmente la sorella di mia nonna. Quasi tutti i personaggi di questo romanzo sono realmente esistiti ed io ho pensato di mostrarveli.

  • Iniziamo da Annetta, donna forte e volitiva, capelli corti e sguardo altero, una donna che non deve chiedere mai e di cui tutti hanno un discreto timore. Lei è la prima fidanzata di Valentino, ma qualcosa, quando lui torna dalla guerra, sembra andare storto.
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Annetta Betelli

“Ci sono due motivi per cui Valentino, tra tutte le donne che lo corteggiavano, prima di partire per la guerra aveva scelto di stare con lei: primo, perché Annetta è dinamica e coraggiosa, non ha paura di nessuno e fiuta sempre l’occasione giusta; secondo, perché ha il fascino provocatorio della donna indipendente. Valentino sa che Annetta è una creatura indomabile, è attratto proprio da quella forza, da quell’istinto quasi animalesco che la spinge a buttarsi tra le braccia della vita”.

Annetta e Giuliana sono due sorelle diametralmente opposte ma, per certi versi, anche molto simili. Per molti anni si negheranno la parola reciprocamente a causa di Valentino, che alla fine sposerà Giuliana.

  • Giuliana, per l’appunto. Una donna inquieta e irrequieta, di una bellezza vivida ma ombrosa, preda delle sue stesse incontrollabili, contrastanti emozioni.
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Giuliana Betelli, in Verdini

“Giuliana non sa cercare affetto, non sa darlo, non sa riceverlo. Non è in grado di riconoscerlo. E’ consapevole di quella ritrosia, perché ogni volta che sua madre si avvicina – ed è piuttosto raro – lei spinge con forza a terra la punta dei piedi, come se dovesse sollevarsi per spiccare il volo. E invece resta ferma lì, immobile, in attesa che tutto finisca. Non c’è mai stato tempo per il bene, che in fondo è anche una questione di abitudine”.

  • Ma la persona a cui Giuliana dimostrerà tutto l’amore di cui è capace, nonostante la sua difficoltà ad esternare sentimenti ed emozioni, è Valentino. Un uomo basso, non particolarmente bello eppure molto affascinante, dall’indole sanguigna e appassionata, dongiovanni per vocazione, imprenditore di successo per natura.
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Valentino Verdini

“Valentino Verdini, detto “Focaracciu”, non super il metro e sessantacinque, ha profondi occhi scuri dal taglio obliquo ed è molto giovane, nonostante sia già stempiato; ha ventiquattro anni, in fondo è poco più di un ragazzino, ma non si lascia intimidire dall’esplosività di Annetta”.

Questi i protagonisti principali della storia narrata, ma è anche vero che Una volta è abbastanza è un romanzo corale, in cui confluiscono più famiglie e moltissimi altri personaggi. Vi lascio, qui di seguito, una slideshow:

 

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Oltre ai personaggi, vorrei ora mostrarvi i luoghi di Una volta è abbastanza, ossia, nello specifico, voglio farvi vedere Casette d’Ete (il paese in cui attualmente vivo, frazione del comune di Sant’Elpidio a Mare, provincia di Fermo).

Casette d’Ete è un borgo di poco più di duemila anime, che ha vissuto gli anni d’oro del boom economico grazie alle attività calzaturiere che sono fiorite non solo a Casette, ma anche nella zona circostante – come ad esempio Montegranaro, Civitanova Marche, Monte Urano.

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Quello che vedete laggiù in fondo è Casette d’Ete: benvenuti

“Li ho visti nascere, crescere e morire. Ho dato loro un luogo in cui stare e in cui tornare, uno spicchio di cielo da condividere, una terra da amare e da odiare, da detestare al momento opportuno e da ringraziare quando non se lo sarebbero aspettati. Questo è ciò che ci viene concesso, nulla di più, nulla di meno. In qualche occasione se ne sono andati, mi hanno lasciato qui, in mezzo al niente, consapevoli del fatto che altrove avrebbero trovato un futuro, ma che il passato li avrebbe sempre accompagnati come le più splendenti delle ossessioni”.

  • Tra i luoghi del romanzo c’è la casa natale di Valentino Verdini, quella “su li munti” (ovvero sita sul Monte dei Falchi), dove tutto ebbe inizio. Lì Giuliana e Valentino impararono a conoscersi, lavorando gomito a gomito nel laboratorio di scarpe del ragazzo.
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Casa di Valentino Verdini, Monte dei Falchi, Casette d’Ete

“Giuliana ormai ha imparato il percorso e si muove svelta su per la salita in mezzo ai campi, seguendo il profilo degli alberi che costeggiano la via fino alla casa di Valentino. (…) Quando inizia a intravedere la luce del laboratorio di Valentino in lontananza avverte un sollievo che le preme sul cuore, diradando per un attimo il pensiero fisso della fame e del freddo. (…) Appena mette piede nel cortile vede Valentino attenderla all’entrata, di fronte alla porta in cima alle scale d’ingresso. E’ in controluce, una figura nera di cui Giuliana non decifra i lineamenti; capisce subito che è lui dalla statura, dalle spalle larghe e dritte e da quella mano, posata con garbo sul corrimano in ferro”.

“Giuliana vola via dal laboratorio, prende la porta quasi senza toccare terra (…). Si volta piano in direzione della casa di Valentino, le luci si sono spente e lei si sente un po’ meno osservata. Senza pensare, si toglie le scarpe, premendo la pianta dei piedi sui sassolini bianchi della strada. Non avverte più il freddo, vuole solo che quella serata lasci un segno sul suo corpo, vuole imprimersela addosso e sotto le piante dei piedi; vuole che le parole di Valentino, il calore della casa, gli occhi liquidi di Antonio le restino addosso.

A due passi da Giuliana, in una piccola crepa di terra in mezzo alla ghiaia, il ciclamino fucsia. Immobile e perfetto”.

Fra gli altri luoghi del romanzo, ce n’è sicuramente uno che ha incuriosito tutti i lettori: la residenza dei Bigini, la famiglia nobile del paese, in cui Rita ha lavorato per diversi anni. Proprio in quella casa si consumerà una parte del dramma di Rita e Mario…

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La casa in cui Rita ha lavorato come sguattera e nella quale ha conosciuto Mario.

“Rita guarda fuori dalla finestra della cucina. Il sole beffardo di febbraio minaccia di scomparire da un momento all’altro. Non le va di alzarsi dalla sedia; è in piedi già da quattro ore, e sono solo le nove. Appoggia il braccio sulla spalliera e la guancia sul palmo della mano. Chiude gli occhi per pochi secondi, fin quando non ha la sensazione di cadere con la testa a faccia avanti. Scuote il capo e trascina i piedi fino ai fornelli; sta cuocendo il ragù per il pranzo, qui possono permetterselo”.

L’ultimo luogo “cult” che ho il desiderio di mostrarvi, è quello in cui si inscena la tragedia di Giovanna ed Enrichetta, personaggi secondari ma con un’importanza sociale non indifferente. Non posso dirvi di più, se non che si tratta di una madre e di una figlia unite da un amore viscerale, accorato ed eterno…

“Enrichetta è scalza, la camicia da notte le va larga; è sempre stata magra, pensa Giovanna, che cammina qualche passo indietro e la segue con lo sguardo. Enrichetta ogni tanto si volta, controlla che la madre ci sia ancora. Giovanna sgambetta felice asciugandosi un velo di sudore sulla fronte con la manica della maglia. Continua a sorridere con la bocca semiaperta,, l’aria entra dalla fessura del dente mancante”.

Casette d’Ete, come avrete intuito, assieme alla famiglia Verdini è il grande protagonista di questo romanzo, un romanzo corale, di formazione e generazionale che si avvale anche dell’aiuto del dialetto marchigiano per conferire spessore, tridimensionalità e autenticità a tutti i suoi personaggi.

Vi lascio con un’ultima sequenza di immagini e con il link di quella che io, ormai, considero la “colonna sonora” di Una volta è abbastanza.

A tutti, buona lettura e benvenuti a Casette d’Ete.

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