Una stanza tutta per me – day seven

Oggi, tre anni fa, cara nonna, erano già diverse ore che mancavi su questa Terra. Nessuno si cura dei morti di luglio, l’ho sempre pensato, ma come potevo non curarmi di te.

Eri così bella anche quando stavi male, con quegli occhi azzurri come la superficie dell’acqua quando è increspata dalle onde. Sì, avevi gli occhi del colore del vento, tu. Irrequieti e generosi.

Ti sogno spesso, mi sorridi e basta, resti in silenzio portandoti via le mie lacrime sommesse e cristalline, perché il dolore non mi fa paura, mi fa paura non provarne.

Non posso ricordarmi di quand’eri giovane, cosa ne so io, eppure ti ho vista molte volte passeggiare lungo le vie del paese con la testa bassa e i capelli ramati raccolti in uno chignon. Gli zigomi alti, la fronte ampia, la bocca che sembrava un taglio. Quel corpo perfetto che odorava di gioventù.

So chi sei stata ma non chi fosti, tu, quando io non c’ero. Eppure ti ho vista, ne sono sicura.

Io ti ho vista anche quando non sorridevi. Anche quando non c’ero.

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