“Equazione di un amore” di Simona Sparaco

Ci sono amori interminabili, che restano aggrappati alla pelle anche quando tenti di scrollarteli di dosso, amori che non si nutrono solamente di reciprocità, ma anche di negazioni e di silenzi. Esistono amori che hanno forme improbabili, che scoppiano negli intervalli di tempo tra una riflessione e l’altra, amori che disegnano eterni girotondi e si mettono lì, in mezzo fra un uomo e una donna. Li osservano e li costringono a fare i conti con la loro sessualità di genere.

Questo è il tipo di amore – affannato, appassionato, vincibile nella sua immortalità – che Simona Sparaco pone al centro dell’ultimo attesissimo romanzo, Equazione di un amore (Giunti, 2016, pp. 345).

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Lea Federici, la protagonista, è una donna come tante, è stata bambina, adolescente e ora è moglie di un uomo di successo, Vittorio, che da quando, sei anni prima, ha incrociato il suo sguardo sotto la pioggia di Londra non l’ha più abbandonata. Vivono a Singapore, la città del futuro e delle possibilità, la città della quiete e della fretta, dove tutto ha un perché, una sua logica stringente.

Lea, pur nella cosciente serenità che Vittorio le ha regalato con quella nuova vita, annaspa, soffre sommessamente di una mancanza atavica, ancestrale. Mancanza di genuinità, forse di autenticità, chissà che non si tratti proprio di mancanza di vita vera. Eppure il destino le concede un’altra opportunità: il suo primo romanzo sta per essere pubblicato da una casa editrice italiana, per questo dovrà fare rientro a Roma, almeno per un paio di mesi.

Roma, a differenza di Singapore, è l’Urbe del Caos, è madre e matrigna, concede e sottrae a suo piacimento, ma è lì che Lea, quando era poco più che un’adolescente, ha incontrato Giacomo.

L’opposto di Vittorio – il cui successo professionale sembra già scritto nel nome – Giacomo è un uomo cupo, misterioso, segnato da cicatrici indelebili di cui Lea non ha mai conosciuto l’origine. Giacomo è la personificazione del fascino umano ed è l’abisso in cui la protagonista amerà sprofondare.

Quando si sono conosciuti, Lea e Giacomo erano dei ragazzini: lui poco più grande di lei, un alunno modello, mente geniale, sguardo assente, animo introverso. Per Lea questo tormentato amore adolescenziale si trasformerà in un vortice, che la risucchierà dolcemente: in un’altalena di emozioni e spasmi, in un continuo tira e molla scandito dallo scorrere impietoso degli anni, Giacomo e Lea si perderanno per ritrovarsi, ogni volta, con il medesimo appassionato terrore di sempre.

Il loro amore a intervalli segnerà profondamente la donna, che alla fine, stremata, deciderà di sposare Vittorio, la speranza di un’esistenza migliore, lontana da Roma, da Morlupo, da sua madre e soprattutto da Giacomo.

Nonostante tutto, a distanza di vent’anni, i due amanti saranno destinati ad incrociarsi nuovamente, proprio a Roma, bella e peccaminosa come la vita che sorride ad un nuovo giorno.

Equazione di un amore non è un romanzo ma è il romanzo, il lavoro più riuscito e maturo di Simona Sparaco. Fin troppo riduttivo sarebbe classificarlo come “una storia d’amore”, non lo è. In primis perché non si parla di un amore, ma di più amori, delle loro infinite sfaccettature, a più livelli: c’è l’amore per se stessi, l’amore di un uomo per una donna, l’amore di una donna per un uomo, l’amore razionale, l’amore folle e l’amore per la vita.

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Lea è un’anti eroina, una donna senza particolari ambizioni, priva di quell’immensa cultura che possiede invece Giacomo, il guru dell’imprevedibilità. La protagonista, affascinata dall’ombrosità del ragazzo, si trascinerà per tutta la vita l’angoscia di questo amore apparentemente non del tutto corrisposto: Giacomo, con i silenzi, il sarcasmo, una grande intelligenza e una dolcezza a tratti spiazzante, crea un mix esplosivo a cui Lea non può sottrarsi.

“Negli anni, la specialità di Giacomo era stata quella di metterla di fronte ai suoi limiti. L’illusione di essere migliore di com’era, ecco cosa le aveva sempre tolto”.

Tuttavia, in questo confronto serrato, in cui Lea è vittima di Giacomo e carnefice consapevole di se stessa, si arriva ad un punto di svolta: Lea è sì donna semplice, fors’anche banale, ma è soprattutto incarnazione della verità. Si espone, si mette in gioco, parla, scalpita, confessa. Non ha paura, affronta le sue incertezze, strattona i fantasmi di Giacomo, schiaffeggia quell’uomo indecifrabile con le sue domande impertinenti e si aggrappa all’unica possibilità che le viene concessa: essere se stessa, spiazzando la crudeltà di lui con il coraggio dell’ingenuità.

Se l’abbandono disperato di Lea nei confronti di Giacomo può quasi ricordare la febbrile passione di una Madame Bovary o di una Anna Karenina, la moderna anti-eroina tratteggiata da Simona Sparaco ha un guizzo in più. Alla schiettezza di pensiero e di azione, alla sfacciata urgenza di sentirsi finalmente libera di manifestare il proprio amore, Lea aggiunge un’ulteriore consapevolezza:

“Lea (…) nutre una speranza. Ha preso consistenza proprio nelle ultime ore: la possibilità di conquistare la propria autonomia, dopo un fallimento così eclatante, dopo che per vent’anni è stata l’appendice di qualcun altro. Vivere per se stessa e rigenerarsi (…)”.

Prendere coscienza di sé garantisce un’inaspettata solidità ad un amore che è resistenza, prima che concessione. Ed è qui che si insinua lo scontro epico, quello fra i due sessi.

Confronto silenzioso, duro ma inevitabile fra una donna che, nella sua disarmante linearità, non si sottrae ai conti con la vita: non si lascia intimorire dal gigante della cultura, non si lascia sopraffare dal timore di sbagliare quando è chiamata al dunque .

Mentre Giacomo, intellettuale di spicco, filosofo rivoluzionario, è immerso nella palude dei suoi castelli mentali, nelle strutture artificiose di un dolore che non esplicita, Lea, pur nella sua fragilità, si dimostra Donna forte e sincera, mentre lo costringe ad affrontare la realtà. È femmina che dà la vita, che la porta avanti e che risponde con vigore alle difficoltà che la vita stessa impone.

Lea scopre, così, che tutti i grandi uomini hanno i piedi di sabbia e che lei sarà per lui madre, oltre che bambina donna e amante.

Equazione di un amore ha un andamento che, da un lato, ricorda senza dubbio La recita di Bolzano di Sándor Márai, soprattutto nella parte finale, in cui Francesca dichiara a Giacomo (Casanova):

“Hai capito, Giacomo? Ti amo. E non lo dico in un sussurro. Ti sto intimando qualcosa, come un giudice, capisci? (…) Ti amo, e dunque pretendo che tu sia coraggioso. Ti amo, e dunque ti infonderò una nuova vita (…). Ma io sono la più forte, perché ti amo. Ti grido in faccia queste parole come fossero uno schiaffo, capisci?”

Dall’altro, nello stupefacente esito finale, il romanzo rievoca invece l’ Adolphe di Benjamin Constant; ma, tuttavia, il testo possiede indubbiamente l’energia del romanzo contemporaneo, che prende spunto dalla vita vera e che è scritto con la voracità dell’emozione immediata.

Un romanzo sui rapporti umani, sulla capacità di ricostruirsi e di ritrovarsi là dove pensavamo di esserci persi. Un romanzo sugli amori che non si infrangono con la morte, che non annegano nell’oceano che divide i continenti. Simona Sparaco ha dato prova di grande coraggio gettandosi a capofitto nel labirinto dei sentimenti, e di grande audacia, affondando la penna in quel territorio minato che è la scoperta della sessualità assecondata dall’istinto.

Tocco di classe il continuo riferimento alla sfera della spiritualità, un raffinato leit-motiv che arricchisce un testo tanto complesso quanto seducente.

Equazione di un amore è un romanzo che scuote e che urla, che chiede attenzione e che attenzione merita.

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