In un breve capolavoro di sole 135 pagine, Sándor Márai è riuscito a concentrare il dolore di un addio, l’inquietudine di un’attesa e l’amarezza di un ritrovarsi senza sapere più chi si è e cosa si vuole.
Potete leggere la mia recensione al libro “L’eredità di Eszter” di Sándor Márai andando sul sito Sololibri.net:
Classe (tanta) 1989, specializzata con lode in Filologia moderna all'Università degli Studi di Macerata, marchigiana d'origine e per vocazione.
Insegno critica letteraria e letteratura italiana del Novecento per diverse scuole di scrittura italiane.
Ho collaborato con le Scuderie del Quirinale seguendo il gruppo di lettura “Il filo nascosto”.
Da settembre 2023 mi diverto come critica letteraria nel programma di Rai Uno “Mille e un libro”.
Scrivo sul “Foglio”, ex "Messaggero", mi occupo di libri sui social, gestisco due bookclub e mi occupo anche dell’organizzazione di festival ed eventi culturali per aziende private e realtà pubbliche.
Nel 2018 ho pubblicato con Cesati Editore il saggio “Book blogger. Scrivere di libri in Rete: come, dove, perché”.
Nel 2019 è uscito il mio romanzo d’esordio, “Una volta è abbastanza” (Rizzoli), finalista al Premio Flaiano under 35, vincitore del premio Zocca giovani e del Premio Viva Gioconda - Salvatore Fiume opera prima.
Il mio ultimo romanzo è “Chi dà luce rischia il buio” (Rizzoli, 2022), rientrato nella dozzina semifinalista del Premio Letteratura d’impresa.
Nel 2024 ho pubblicato con Round Robin la graphic novel “Come se non fossimo stati” (Illustrazioni di Michela Di Cecio).
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2 Comments
Di lui ho letto solo Le braci.
All’inizio mi sembrava che il suo stile fosse troppo lento, troppo “classico”.
Poi però ho capito che forse la sua raffinatezza stava proprio in questo, come nel caso di Stefan Sweig, con un’eleganza che trasporta in un’altra epoca.
Mi piacerebbe leggere anche questo.
Di lui ho letto solo Le braci.
All’inizio mi sembrava che il suo stile fosse troppo lento, troppo “classico”.
Poi però ho capito che forse la sua raffinatezza stava proprio in questo, come nel caso di Stefan Sweig, con un’eleganza che trasporta in un’altra epoca.
Mi piacerebbe leggere anche questo.
D’accordissimo anche su Zweig 🙂