L’immenso edificio del ricordo. La “Recherche” di Proust al Futura Festival

Futura Festival
Civitanova Marche Alta
30 luglio 2014

Si è tenuto ieri al Futura Festival di Civitanova Alta, accolto con un grande successo di pubblico, l’incontro su Proust e la “Recherche”, nel quale sono intervenuti Diego Fusaro, Valerio Magrelli ed Eleonora Marangoni, autrice del libro “Proust. I colori del Tempo”. Paolo Di Paolo, conduttore della serata, ha esordito leggendo il famoso incipit del capolavoro francese: “A lungo, mi sono coricato di buonora. Qualche volta, appena spenta la candela, gli occhi mi si chiudevano così in fretta che non avevo il tempo di dire a me stesso: “Mi addormento”.
Tanti e differenti i punti di vista e gli approcci che gli ospiti hanno avuto nei confronti di questa mastodontica e spettacolare opera, a partire da Valerio Magrelli, il quale ha indicato la “Recherche” come un libro di “avventure, pettegolezzi, trame”, un’opera impegnativa per mole, ma naturalmente accattivante. Meno difficoltosa dell’ “Ulisse” di Joyce, sicuramente più coinvolgente di un “Oblomov”, “Alla ricerca del tempo perduto” è, in definitiva, la storia di un apprendistato, una specie di Wilhelm Mesiter goethiano, in cui, citando Magrelli, “Marcel, che si chiama come lo scrittore ma non è lui, impara a comportarsi, impara soprattutto i segni sociali”.
La “Recherche”, però, è anche un libro in cui si parla del meccanismo attraverso cui riusciamo a ritrovare l’essenza del tempo e del nostro stare al mondo, un libro che, come dice Fusaro, risulta essere non solo imprescindibile per comprendere un dato momento storico, e dunque anche il clima culturale e filosofico di quell’epoca, ma appare anche come una sorta di reazione al quantitativo tecnico e scientifico che era dominante allora, e ancora più oggi. Ecco perché, per dirla con Diego Fusaro, Proust è utile ai giovani d’oggi: aiuta a pensare e ad elaborare una reazione adeguata al dominio sempre più invadente e ingombrante della tecnica e del progresso. Ciò che, in definitiva, ritroviamo anche nella filosofia di Bergson, contenuta, paradossalmente, in tutta l’opera proustiana. Proust, come Bergson, cerca di mettere a tema un concetto di temporalità che suona come l’antitesi alla concezione della temporalità della scienza, vale a dire una temporalità in cui ogni istante nasce e muore, spegnendosi per sempre. Ecco dunque la reazione proustiana – nonché bergsoniana – di proporre una temporalità qualitativa, in cui nulla sprofonda davvero negli abissi per sempre, ma può essere richiamato alla memoria, come suggerisce il titolo stesso dell’incontro.
Ma la vera novità dell’incontro è Eleonora Marangoni e il suo libro su Proust e i colori: trentenne studiosa di letteratura francese, si approccia alla “Recherche” all’età di vent’anni e “da allora non l’ho più abbandonata”. Eleonora prova a raccontare Proust in un modo inedito, un modo che risulti più semplice e diretto per il lettore, vale a dire visivamente: nelle tremila pagine dell’opera Proust non si sofferma mai a dare una descrizione fisica, e dunque verbale, dei personaggi o delle cose, ma le identifica facendo riferimento ai colori. Il ricorso cromatico, dunque, da parte dell’autore, è utile per dare un ritratto non solo dei personaggi, ma anche delle sensazioni. Il blu, infatti, è ad esempio il colore principale, quello che ritorna spesso all’interno del racconto e che identifica la voglia del narratore, ossia quella di scrivere. Mentre il giallo, invece, simboleggia un’aspirazione più sociale e mondana, richiamando i colori chiari che caratterizzano la famiglia dei Guermantes (capelli biondi, occhi chiari, tratti tipici della cosiddetta “razza ariana”, per intenderci). Ed il giallo, inoltre, è il colore dell’oro, dell’opulenza, del benessere, e torna sempre in relazione alla preziosità, ad un “senso di nobiltà”, come sostiene la Marangoni, la quale conclude dicendo: “In Proust è citato soprattutto – il giallo – in relazione al desiderio di divenire, di imporsi”.
Incontro eccellentemente condotto e moderato da Paolo Di Paolo, si è concluso con l’invito, da parte di tutti i partecipanti, alla lettura della “Recherche”, perché è vero che ogni libro ha il suo tempo, ma questa è una lettura da cui davvero non è possibile prescindere.
Stupore garantito.

Giulia Ciarapica
Civitanova Marche
31 luglio 2014

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