Quattro scarabocchi per cercare la Quiete.

Ho bisogno di verità. La verità quella vera, quella sincera e schietta, quella che fa male, quella che lacera, che fa sanguinare, che ti abbandona lì, in mezzo alla strada, senza se nè ma, quella a cui ci si aggrappa nei momenti di perdizione, quella che ci riduce sempre a delle nullità mettendoci a confronto con noi stessi, con quella parte buia e logora del nostro io.

Lo so, non la troverò mai, mai sarà mia quella pace interiore che le persone mediocri posseggono. Certe mattine mi sveglio, colma fin sull’orlo dei capelli di buoni propositi, di auspici fabbricati nelle migliori ditte di buone maniere, ma già dopo il primo gesto, ancor prima di scendere dal letto, so che non ce la farò. La fretta diventa ogni giorno la mia più grande consigliera, la voglia di arrivare, di scalare non so quale immaginaria montagna dell’orgoglio e della superbia, e tutto questo non mi dá la possibilità di costruire attorno e dentro me quella tranquillità che mi spetta di diritto. Vorrei essere una di quelle donne che al mattino si svegliano col piede giusto (e prima ancora dovrei pur sapere di quale piede si tratti, perché in me aleggia ancora il dubbio), che si guardano allo specchio e si sentono già fresche come una rosa, quelle donne che fanno una colazione sana, che si prendono cura del loro corpo già perfettamente arredato, alla cui anima occorre solo un po’ di tinta per capelli, qualche bigodino e tre gocce di profumo per renderla affascinante. Vorrei essere una di quelle ragazze che si accontentano di avere un posto nel mondo, uno qualsiasi, irriconoscibile, anonimo, stupido. Vorrei essere una di quelle fanciulle che hanno trovato la loro felicità, il compimento della loro esistenza, l’apoteosi del loro inetto vivere nell’amore, nelle cure che riversano quotidianamente sui loro uomini, maschietti perbenisti, benpensanti della domenica che si compiacciono di aver scovato nel paesino limitrofo una seconda mamma. Vorrei tutto ciò, perché, come si evince dalle sudate carte del buon vecchio Leopardi, essere idioti, fondamentalmente, non è che una grande fortuna. Vorrei. Ma non posso. E dopotutto, non voglio. Quindi, rimango quella che sono: una logorroica, maestrina del cazzo, esagitata e antiquata.

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